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SULL’ORLO DEL BARATRO (DI NUOVO)

6 settembre 2017

Risultati immagini per guerra kim trumpContinua l’escalation di tensione tra gli USA e la Corea del Nord e si fanno drammaticamente sempre più insistenti le voci di un possibile conflitto, che non escluderebbe l’utilizzo di armi atomiche. Pubblichiamo un articolo di Manlio Dinucci che descrive l’urgenza di proibire a livello globale gli armamenti atomici ed un’intervista a Giulietto Chiesa che offre una lettura delle tensioni in corso alternativa rispetto a quella offerta dai massmedia.

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Il grande e sporco gioco atomico

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di Manlio Dinucci

Corea del Nord. Mentre Pyongyang viene denunciata come unica fonte di minaccia, una ristretta cerchia di Stati mantiene l’oligopolio delle armi nucleari: chi le possiede minaccia chi non ce le ha e è sempre più probabile che altri cerchino di procurarsele e ci riescano. Oltre ai nove paesi che le posseggono già, altri 35 sono in grado di costruirle.

I riflettori politico-mediatici che si sono accesi, tutti focalizzati sui pericolosi test nucleari e missilistici nord-coreani, lasciano in ombra il quadro generale in cui essi si inseriscono: quello di una crescente corsa agli armamenti che, mentre mantiene un arsenale nucleare in grado di cancellare la specie umana dalla faccia della Terra, punta su testate e vettori high tech sempre più sofisticati.

La Federazione degli scienziati americani (Fas) stima nel 2017 che la Corea del Nord abbia «materiale fissile per produrre potenzialmente 10-20 testate nucleari, ma non ci sono prove disponibili che abbia reso operative testate nucleari trasportabili da missili balistici». Sempre secondo la Federazione degli scienziati americani ( Fas), gli Stati Uniti posseggono 6.800 testate nucleari, di cui 1650 strategiche e 150 non-strategiche pronte in ogni momento al lancio.

Comprese quelle francesi e britanniche (rispettivamente 300 e 215), le forze nucleari della Nato dispongono di 7315 testate nucleari, di cui 2200 pronte al lancio, in confronto alle 7000 russe di cui 1950 pronte al lancio. Stando alle stime della Fas, circa 550 testate nucleari statunitensi, francesi e britanniche, pronte al lancio, sono dislocate in Europa in prossimità del territorio russo. È come se la Russia avesse schierato in Messico centinaia di testate nucleari puntate sugli Stati Uniti.

Aggiungendo quelle cinesi (270), pachistane (120-130), indiane (110-120) e israeliane (80), il numero totale delle testate nucleari viene stimato in circa 15000. Sono stime approssimative, quasi sicuramente per difetto. E la corsa agli armamenti nucleari prosegue con la continua modernizzazione delle testate e dei vettori nucleari. Risultati immagini per armi nucleariIn testa sono gli Stati Uniti, che effettuano continui test dei missili balistici intercontinentali Minuteman III e si preparano a sostituirli con nuovi missili (costo stimato 85 miliardi di dollari). Il Congresso ha approvato nel 2015 un piano (costo stimato circa 1000 miliardi) per potenziare le forze nucleari con altri 12 sottomarini da attacco (7 miliardi l’uno), armato ciascuno di 200 testate nucleari, e altri bombardieri strategici (550 milioni l’uno), ciascuno armato di 20 testate nucleari.

Nello stesso quadro rientra la sostituzione delle bombe nucleari Usa B61, schierate in Italia e altri paesi europei, con le nuove B61-12, armi da first strike. Il potenziamento delle forze nucleari comprende anche lo «scudo anti-missili» per neutralizzare la rappresaglia nemica, tipo quello schierato dagli Usa in Europa contro la Russia e in Corea del Sud, non contro la Corea del Nord ma in realtà contro la Cina. Russia e Cina stanno accelerando la modernizzazione delle loro forze nucleari, per non farsi distanziare. Nel 2018 la Russia schiererà un nuovo missile balistico intercontinentale, il Sarmat, con raggio fino a 18000 km, capace di trasportare 10-15 testate nucleari che, rientrando nell’atmosfera a velocità ipersonica (oltre 10 volte quella del suono), manovrano per sfuggire ai missili intercettori forando lo «scudo».

In tale situazione, in cui una ristretta cerchia di stati mantiene l’oligopolio delle armi nucleari, in cui chi le possiede minaccia chi non ce le ha, è sempre più probabile che altri cerchino di procurarsele e ci riescano. Oltre ai nove paesi che già posseggono armi nucleari, ve ne sono all’incirca altri 35 in grado di costruirle. Risultati immagini per armi nucleariTutto questo viene ignorato da giornali e telegiornali, mentre lanciano l’allarme sulla Corea del Nord, denunciata come unica fonte di minaccia nucleare.

Si ignora, ricordava ieri Michel Chossudovsky, anche la «lezione» che a Pyongyang fanno capire di aver imparato: Gheddafi – ricordano – aveva rinunciato totalmente a ogni programma nucleare, permettendo ispezioni della Cia in territorio libico. Ciò però non lo salvò quando Stati uniti e Alleanza atlantica decisero di attaccare e di distruggere ad ogni costo lo Stato libico. Se esso avesse avuto armi nucleari, pensano a Pyongyang, nessuno avrebbe avuto il coraggio di attaccarlo. Tale ragionamento può essere fatto anche da altri: nell’attuale situazione mondiale è meglio avere le armi nucleari che non averle.

Mentre in base a questa pericolosa logica aumenta la probabilità di proliferazione nucleare, il Trattato sulla proibizione delle armi nucleari, adottato a grande maggioranza dalle Nazioni Unite lo scorso luglio, viene ignorato da tutte le potenze nucleari, dai membri della Nato (Italia compresa) e dai suoi principali partner (Ucraina, Giappone, Australia). Fondamentale è una larga mobilitazione per imporre che anche il nostro paese aderisca al Trattato sulla proibizione delle armi nucleari e quindi rimuova dal suo territorio le bombe nucleari Usa, la cui presenza viola il Trattato di non-proliferazione già ratificato dall’Italia. Se manca la coscienza politica, dovrebbe almeno scattare l’istinto di sopravvivenza.

5/09/2017   da www.ilmanifesto.it

 

“Non sarà Kim a iniziare la guerra. Chi muove i fili”

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Colloquio con Giulietto Chiesa a cura di Stefano Ursi.

Preoccupazione per i test nucleari della Corea del NordPer gli USA la crisi nordcoreana va nel loro interesse strategico: serve a rafforzare la loro presenza in Sud Corea e a riarmare il Giappone: i due vicini della Cina. E poi le navi USA nei mari cinesi.

La tensione nel quadrante orientale si alza ogni ora di più. Dopo l’ultimo test nucleare nordcoreano, con la bomba all’idrogeno che dovrebbe essere strutturata per armare un ‘supermissile intercontinentale’ e la forte scossa di terremoto 6.3, i potenti del mondo hanno esternato le proprie reazioni e sono in molti quelli che temono l’inizio, a breve, di un conflitto dalle conseguenze imprevedibili. Le forze armate sudcoreane hanno condotto un’esercitazione, simulando un attacco contro un sito nucleare nordcoreano, con caccia F15 e un missile balistico, e Trump ha così commentato: ”La Corea del Sud sta realizzando, io glielo avevo detto, che il dialogo non funziona, che la Corea del Nord capisce una cosa sola”. Per oggi pomeriggio, inoltre, è stata convocata una riunione d’emergenza del Consiglio di sicurezza dell’Onu. IntelligoNews ha chiesto, su una possibile escalation che potrebbe portare ad un conflitto, l’opinione del giornalista ed esperto di geopolitica Giulietto Chiesa.

Si va verso la guerra?

Temo di sì. Temo che la situazione stia diventando sempre più drammatica, nel senso che gli americani stanno prendendo decisioni una dietro l’altra che paiono chiudere ogni possibilità di dialogo. Corea del Nord, Chiesa: ''Non sarà Kim a iniziare la guerra. Chi muove i fili''Mi spiace solo che l’opinione pubblica italiana e occidentale pensino che ad iniziare questa guerra sarà Kim Yong Un mentre io ritengo che a dare il via a questo conflitto saranno gli Stati Uniti”.

Gli appelli di Putin al dialogo sulla questione nordcoreana sono caduti nel vuoto.

”Sì, sono caduti nel vuoto. Peraltro io credo che la Russia avrebbe molte ragioni di temere eventuali sviluppi, visto che i missili nordcoreani, supposto che davvero ce ne siano in grado di raggiungere gli Stati Uniti, dovrebbero passare su territorio russo. È questo che preoccupa la Russia in modo evidente”.

Abbiamo letto che Trump, in un incontro con Abe, si sarebbe detto pronto anche all’opzione nucleare.

”Credo che se dovesse iniziare un conflitto spareranno delle bombe atomiche, non c’è dubbio”.

Chi muove realmente i fili di questa vicenda?

”La mia opinione è chiarissima, ferma e sin dall’inizio è stata sempre questa. Dunque la ribadisco: gli Stati Uniti stanno usando la crisi nordcoreana nel loro interesse strategico, in quanto essa è servita a rafforzare la presenza americana in Corea del Sud e a riarmare il Giappone, che sono con tutta evidenza due vicini della Cina, ed è servita agli Stati Uniti a portare la propria flotta militare nelle immediate vicinanze della Cina stessa, oltre ai missili che hanno piazzato in Corea del Sud. Dunque, sostanzialmente, gli Usa hanno fatto una serie di passi decisivi che potrebbero divenire molto utili in caso di conflitto strategico con la Cina”.

4/09/2017   da www.intelligonews.it

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