Home > ECONOMIA E LAVORO > SU CRISI FINANZIARIA, POLITICA E MISTIFICAZIONE

SU CRISI FINANZIARIA, POLITICA E MISTIFICAZIONE

di Francesco Sylos Labini

La trasformazione delle scelte di politica economica in scelte tecniche, e dunque in qualche modo inevitabili e necessarie, è uno dei più grandi inganni di questi anni che è stato effettuato con la complicità di una politica ormai esautorata di ogni reale potere d’azione e a spese di una opinione pubblica anestetizzata dai grandi media che ha perso ogni riferimento culturale oltre che politico.

Si ripete, anche nel nuovo governo, lo stesso schema che abbiamo visto da qualche tempo: il ministero dell’Economia è stato assegnato a un cosiddetto tecnico. La trasformazione delle scelte di politica economica in scelte tecniche, e dunque in qualche modo inevitabili e necessarie, è uno dei più grandi inganni di questi anni che è stato effettuato con la complicità di una politica ormai esautorata di ogni reale potere d’azione e a spese di una opinione pubblica anestetizzata dai grandi media che ha perso ogni riferimento culturale oltre che politico. Questa situazione è spiegata magistralmente da Luciano Gallino nel suo libro Il colpo di Stato di banche e governi (Einaudi, 2013). In un incontro organizzato al Centro studi Piero Gobetti di Torino, cui ho partecipato insieme allo stesso Gallino e a Pietro Polito, Antonio Caputo e Massimo L. Salvadori (qui i video dell’evento) si sono ripercorse le fasi della la crisi economica scoppiata inizialmente come una crisi bancaria e finanziaria innescata da una crisi di debito privato dovuto a un incontrollata creazione di “denaro dal nulla” nella forma dei titoli derivati da parte delle banche sia in Europa che in America.

Quando questo castello di carte è crollato, con dei costi enormi per milioni di persone, il governo americano ha sostenuto le banche per quasi trenta trilioni di dollari, nella forma di prestiti e garanzie, in parte rientrati e in parte no, mentre alla fine del 2010 la Commissione Europea ha autorizzato aiuti alle banche per più di 4 trilioni di dollari. Con questi interventi la crisi finanziaria, che fino all’inizio del 2010 era una crisi di banche private e non si era tramutata in una catastrofe mondiale, è stata caricata sui bilanci pubblici che così hanno salvato i bilanci privati. In quel momento le parole d’ordine, diffuse dai principali media, sono diventate però altre: eccesso di indebitamento degli Stati, eccesso di spesa pubblica, pensioni insostenibili, spese per l’istruzione “che non ci possiamo più permettere”, ecc. E come conseguenza, anche per rispettare i nuovi provvedimenti, primo tra cui l’incredibile norma del pareggio di bilancio inserita in Costituzione senza una discussione pubblica da un Parlamento quantomeno distratto, è stato fatto passare senza grandi difficoltà il messaggio che  lo Stato spende troppo e dunque che è necessario tagliare le spese pubbliche: asili, scuole, sanità, istruzione, ricerca, pensioni, ecc.

Questa incredibile e inaccettabile mistificazione è stata possibile grazie ad un’egemonia culturale e politica che invade sia l’orientamento dell’opinione pubblica nei grandi quotidiani che lo stesso centro di formazione della cultura che è l’università. La selezione di chi sarà responsabile della formazione del pensiero delle nuove generazioni è uno dei punti di scontro più cruenti all’interno dell’accademia e sullo sfondo c’è proprio il mantenimento dell’egemonia culturale e politica. Le infuocate polemiche a margine delle abilitazioni scientifiche nazionali, con le quali si vorrebbero scegliere i nuovi docenti in base a “criteri quantitativi”, ma che in realtà rappresentano il proseguimento del gattopardesco disegno della Gelmini di “togliere potere ai baroni” dando tutto il potere a “certi baroni”, ne sono una conseguenza eclatante. Come osservato dallo storico Massimo L. Salvadori, l’economista Vilfredo Pareto, convinto che la democrazia fosse un’illusione, scriveva “La plutocrazia moderna è maestra nell’impadronirsi dell’idea di eguaglianza come strumento per far crescere, di fatto, le disuguaglianze”. Era il 1923: oggi siamo sempre allo stesso punto.

P.S.: per riformare il sistema finanziario Luciano Gallino con Elio Veltri e Antonio Caputo hanno proposto una petizione al Parlamento Europeo che si può firmare a questo indirizzo.

9/03/2014

da www.ilfattoquotidiano.it

 

Categorie:ECONOMIA E LAVORO
  1. Nessun commento ancora...
  1. Nessun trackback ancora...
E' necessario che tu sia collegato per poter inserire un commento.