Home > DECRESCITA E STILI DI VITA > SI PUO’ VIVERE SENZA SUPERMERCATO

SI PUO’ VIVERE SENZA SUPERMERCATO

1 agosto 2017

di Elena Tioli

Non è un obiettivo né un modello meno ancora una moda di qualche fondamentalista: tentare di vivere senza supermercato per alcuni è un modo per mettere in discussione le nostre abitudini, per cominciare a scegliere prodotti che rispettano i lavoratori e l’ambiente, per scoprire l’autoproduzione e la filiera corta ma anche l’agricltura contadine e il senso di comunità. Un decalogo per smettere di definirsi consumatori.

Pensate che vivere senza supermercato sia impossibile, difficilissimo, dispendioso o complicato? In realtà è molto più facile a dirsi che a farsi. Non ho formule magiche ma posso dirvi che si può fare. Si può fare unendo un po’ di senso pratico a qualche buona intuizione e a qualche sana motivazione; si può fare mettendosi in discussione, iniziando a informarsi, ad ascoltare e a confrontarsi; si può fare eliminando un po’ di superfluo e ridefinendo le proprie abitudini. Ho provato a stilare una sorta di decalogo, dieci suggerimenti nati dalla mia esperienza, che ripeto: non vogliono essere leggi universali o verità assolute… solo qualche input, a cui magari – se ritenete – potete dare seguito.

  1. Mettiamo in discussione le nostre abitudini: basta con le frasi del tipo “è sempre stato così” e “così fan tutti”. Se percepiamo quel tintinnio che ci dice che qualcosa non va, la prima cosa da fare è aprire la nostra mente, drizzare le antenne e iniziare a dubitare. La seconda cosa è agire. Le nostre azioni influiscono sul nostro benessere e su quello del pianeta. Prendiamoci ogni giorno le nostre responsabilità e iniziamo a dare il giusto valore agli acquisti che facciamo.
  2. Impariamo a leggere l’etichetta: quelle parole troppo piccole, illeggibili, sono la vera chiave di volta. Lì non c’è tutto ma c’è tanto di quello che dovremmo sapere. E se l’etichetta è lunga, se è piena di sigle strane e nomi incomprensibili, o se i nomi si conoscono e non lasciano intendere nulla di buono, ecco… riponiamo la merce in questione e andiamo oltre. C’è sicuramente un’alternativa più semplice, sostenibile e salutare. E se non c’è, di certo esiste il modo di autoprodurla.
  3. Boicottiamo le marche e i prodotti che non rispettano l’ambiente, i lavoratori e i consumatori: i prodotti che arrivano da zone in cui non sono garantiti i diritti dei lavoratori e i prodotti che nascondono le proprie origini, o che hanno percorso migliaia di chilometri prima di arrivare a noi, il cibo spazzatura, la frutta e la verdura fuori stagione e quella coltivata con pesticidi, le merci con molti imballaggi e quelle supportate da pubblicità ingannevoli.
  4. Riduciamo o eliminiamo i derivati animali e soprattutto quelli provenienti da allevamenti intensivi (una delle piaghe ambientali, sanitarie ed etiche più grandi dei nostri tempi).
  5. Autoproduciamo: per generazioni e generazioni l’umanità è andata avanti grazie all’arte del saper fare. Un’arte che oggi è stata sostituita dalla molto meno nobile pratica del comprare. Bene, è arrivato il momento di riappropriarci delle nostre abilità. Autoprodurre, riparare, riciclare, creare, sono sinonimi di indipendenza e libertà, oltre che di responsabilità.
  6. Privilegiamo le materie prime e i prodotti sfusi: ormai sempre più negozi hanno distributori alla spina e offrono la possibilità di riutilizzare i contenitori.
  7. Scegliamo la filiera corta e il contatto diretto coi produttori. Instauriamo rapporti di fiducia e guardiamoci in faccia. La filiera corta permette di ammortizzare i costi economici e ambientali del trasporto e dello stoccaggio, ma è soprattutto un modo per sapere da dove arrivano i prodotti che acquistiamo e a chi vanno a finire i nostri soldi;
  8. Compriamo biologico. Che non significa necessariamente scegliere il bio certificato (quello, per intenderci, che al supermercato ha un reparto apposito, una confezione ultra chic e che di solito costa il triplo, non tanto per la qualità ma per pagare intermediari, imballaggi e garanzie). Grazie alla filiera corta, ai Gas, agli spacci contadini e ai mercati, il biologico oggi può essere alla portata di chiunque: sporco di terra, con una lumachina attaccata o dentro una cassetta riciclata. Buono, sano e con un prezzo congruo, in grado di restituire dignità al lavoro di chi lo produce.
  9. Pensiamo al nostro benessere: apriamo gli occhi e smettiamola di pensare che tutto ciò che è buono o fa male o fa ingrassare o è illegale. Non è così! Noi stessi siamo i primi artefici di come stiamo: se adottiamo pratiche sane e buone (davvero buone!) il nostro corpo e la nostra mente ce ne saranno grati. Liberiamoci dai falsi bisogni indotti da marketing e pubblicità, torniamo ad ascoltarci e a scegliere ciò che ci fa stare (davvero!) bene.
  10. Riscopriamo il senso di comunità. In una società basata sul consumismo e sull’individualismo, ristabilire legami tra le persone, conoscersi direttamente, far parte di gruppi d’acquisto, incontrare i produttori, ricominciare a fare e a scambiare cose e conoscenze, può essere davvero appagante, utile, rivoluzionario.

28/06/2017

da www.comune-info.net

I commenti sono chiusi.