PER BERTA CACERES

8 marzo 2016

Oggi si “festeggia” l’8 marzo, Festa della Donna; ma c’è ben poco da festeggiare.

Preferiamo celebrare questa importante ricorrenza con il pensiero rivolto a Berta Caceres, femminista, ecologista, attivista instancabile in difesa dei beni comuni e delle comunità indigene dell’Honduras, barbaramente uccisa lo scorso mercoledì da sicari al servizio delle multinazionali e dei poteri forti che stanno saccheggiando questo come altri paesi dell’America Latina (e non solo).

Pubblichiamo una sua intervista, drammaticamente profetica, rilasciata al quotidiano Il Manifesto. E il comunicato dei figli e della madre di Berta, che accusa esplicitamente il governo dell’Honduras di essere il mandante dell’omicidio.

Ci stringiamo idealmente ai familiari ed ai compagni di Berta. E a tutti coloro che nel mondo lottano quotidianamente per affermare un’altra idea di società, di economia, per il rispetto dei diritti umani e per la giustizia sociale ed ambientale. Ideali per i quali, purtroppo, spesso devono dare la loro stessa (bellissima) vita.

Redazione Valdera Solidale

 

Le ultime parole profetiche di Berta Caceres:

«La nostra vita è appesa a un filo»

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La leader indigena Berta Caceres assassinata in Honduras nella sua ultima intervista a Geraldina Colotti per il Manifesto                

di Geraldina Colotti (da Il Manifesto, 04/03/2016)

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«Siamo presi di mira dal sicariato giudiziario e da quello armato. Le nostre vite sono appese a un filo». Suonano drammaticamente premonitrici le parole pronunciate da Berta Caceres in questa intervista con il Manifesto. Berta, femminista e coordinatrice del Consejo Civico de Organizaciones Populares e Indigenas de Honduras (Copinh), che ha contribuito a fondare nel 1993, è stata ammazzata mercoledì da due uomini armati. In questa conversazione emergono i contorni di un delitto annunciato. Un crimine di stato.

Qual è l’attività del Copinh?

La nostra è un’organizzazione indigena di lotta territoriale che cerca di costruire un processo di emancipazione teso a smontare le molteplici forme della dominazione: il capitalismo, il patriarcato, il razzismo. Dopo il golpe contro Zelaya, abbiamo dovuto affrontare grandi rischi e difficoltà, abbiamo perso molte vite, ma da tutte le disgrazie che hanno colpito e colpiscono il popolo honduregno abbiamo tratto diverse lezioni e cercato di ricavarne forza. Oggi ci sentiamo diverse e diversi, più uniti e organizzati, capaci di maggiore articolazione. Abbiamo capitalizzato il lavoro di oltre 21 anni. Oggi il Copinh raggruppa 200 comunità Lenca, popolazioni native che stanno organizzando la resistenza per la difesa dei loro territori ancestrali.

Le ultime parole profetiche di Berta Caceres:  «La nostra vita è appesa a un filo»Qual è la situazione ora?

Siamo una enclave del colonialismo da 500 anni e la situazione peggiora sempre di più. Siamo vittime di un modello energetico totalmente predatore, che calpesta i diritti collettivi e viola costantemente i diritti umani. Il 30% del territorio, in Honduras, è stato consegnato alle multinazionali minerarie o idroelettriche. Ci sono oltre 300 imprese illegali, che prosperano nella corruzione imperante e senza il consenso delle popolazioni. La conflittualità è alta. In Honduras c’è la più grande base militare gringa della regione, e la militarizzazione è cresciuta ancora dopo il colpo di stato del 2009: soprattutto nella regione mosquipa, una zona immensamente ricca dell’Honduras, territorio che comprende quattro popoli originari. Un luogo che custodisce molte ricchezze idriche, petrolio e di biodiversità.

Ci hanno detto che in Honduras non c’è petrolio, invece ce n’è. E per questo è stata data in concessione gran parte della piattaforma marittima e territoriale della mosquipa alla transnazionale British Gas Group. La legge di pesca e acquacoltura permetterà addirittura la concessione del mare alle grandi imprese. L’Honduras è un caso di scuola quanto a concessione della sovranità alle multinazionali e alle basi militari gringhe. E si è consegnato il paese a un fenomeno inedito fino a pochi anni fa e poco conosciuto: quello delle Zone di Sviluppo Economiche Speciali: Zone franche, sorta di città modello per il capitalismo. Un megaprogetto deciso per decreto legislativo ed esecutivo nonostante la forte opposizione sul territorio e a livello giuridico.

Ma anche il potere giuridico ha ceduto, dando vita a un processo di transnazionalizzazione unico nel suo genere, che implica il governo autonomo e senza controllo di queste zone che pure si trovano all’interno del paese. Il capitalismo ha la sfacciataggine di chiamarla «autonomia della città libertaria»: in verità uno stato nello stato in cui vige la terziarizzazione della giustizia, un esercito quasi privato, leggi proprie per reprimere l’immigrazione, alto sfruttamento del lavoro senza diritti. Per questo si rapinano i territori. Ve ne sono 12 di queste “città modello”, a carattere minerario, energetico. Un grande investimento finanziario e un paradiso fiscale per lavare il denaro sporco del narcotraffico. In questi ultimi tempi assistiamo a un’ondata di violenza senza precedenti: una violenza strutturale, pianificata per seminare il terrore e militarizzare la società. L’Honduras ha il più alto indice di omicidi al mondo, 89 ogni 100.000 abitanti, più dei paesi dove ci sono conflitti armati. Una carneficina umana soprattutto di giovani. A causa della fame e della miseria, se ne vanno dal paese circa 60.000 persone all’anno. Le politiche migratorie sono inumane, soprattutto per le donne che intraprendono viaggi della morte o verso un destino di discriminazione e violenza.

I movimenti sociali e indigeni si sono organizzati anche con il partito Libre, cos’è cambiato dopo le ultime elezioni?

Aver costituito un partito di sinistra è senz’altro positivo, Libre ha portato al Congresso una trentina di deputati, a dispetto dei brogli e delle violenze che abbiamo subito. Tuttavia, questo ha anche tolto energie alla resistenza nei territori. E comunque, l’oligarchia, il potere reale in Honduras e i fili che lo tirano da fuori, sono così aggressivi che non tollerano alcun cenno di cambiamento vero. La macchina elettorale è completamente sotto il loro controllo. In questo panorama, noi continuiamo la resistenza territoriale, culturale, autonoma, a partire dalla visione dei popoli indigeni. Portiamo avanti proposte rifondative, non per decreto ma nella sfida quotidiana per umanizzare la società honduregna, per organizzare la rivolta, per difendere la nostra identità libertaria. Una sfida difficile, c’è molta resistenza ma anche un panorama generale desolante che non lascia intravvedere un cambiamento a breve termine.

Uniamo la nostra lotta a quella degli altri popoli dell’America latina, all’interno dell’Alba, l’Alleanza per i popoli della nostra America che ha messo in campo una nuova forza propositiva e solidale, che ha alimentato la riflessione internazionale dei movimenti. La prospettiva del Copinh non è solo nazionale, ma globale e si alimenta della solidarietà e della lotta degli altri popoli della nostra America: quello del Venezuela, di Cuba, quello boliviano, ecuadoriano, nicaraguense. Li sentiamo vicini e questo ci dà molta forza per resistere alla criminalizzazione e alla brutalità che dobbiamo affrontare. Siamo sotto attacco sia del sicariato giuridico che ci perseguita con processi ingiusti e sia dei killer dell’oligarchia e delle multinazionali. Ci sono molti prigionieri politici e molti inquisiti. Ma finire in carcere è il meno che ti possa capitare. Recentemente ci hanno sabotato l’auto su cui viaggiavamo, hanno minacciato la mia famiglia. In Honduras non esiste stato di diritto, ogni giorno è una scommessa.

Il Copinh ha partecipato agli incontri organizzati da papa Bergoglio. Con quale aspettativa?

Gli inviti di papa Francesco sono stati un fatto storico, un grande passo di apertura che ha infastidito anche le alte gerarchie ecclesiastiche. I movimenti hanno dato sostegno alla parte più avanzata della chiesa e papa Francesco ci ha aiutato ad andare più lontano. Però, occorre non dimenticare la funzione nefasta che la chiesta ha avuto nell’oppressione coloniale. In Honduras non dimentichiamo il cardinale che ha appoggiato il colpo di stato, quelli che hanno appoggiato la dittatura. Se la chiesa prende un impegno, dev’essere conseguente, sostenere davvero le lotte sociali e quelle per la giustizia, i diritti della donna contro il patriarcato e i fondamentalismi e per la difesa delle diversità. Non vogliamo andare a rimorchio della chiesa.

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“Lo Stato dell’Honduras è responsabile della morte

di Berta, nostra madre, nostra figlia, nostra guida”

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Comunicato delle figlie, del figlio e della madre di Berta Caceres. “I responsabili per il suo omicidio sono gruppi di affari in combutta con il governo nazionale”

traduzione di Antonio Lupo e Chiara de Poli

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Lo Stato dell'Honduras è responsabile della morte di Berta, nostra madre, nostra figlia, nostra guida

Davanti al letto della nostra Bertha, nostra madre, nostra figlia, nostra guida. Le sue figlie Olivia, Bertha e Laura, il figlio Salvador, sua madre Bertha Austra, accompagnati dai nostri famigliari, amiche e amici, noi vogliamo rendere pubblici i nostri pensieri in questo momento di profonda costernazione. La nostra Bertha è la maggiore delle nostre ispirazioni, per questo sentiamo il bisogno di far conoscere la verità sulla sua vita e sulla sua lotta. In questa circostanza vogliamo ringraziare prima tutta la solidarietà nazionale e internazionale che ci accompagna. Siamo grati per il sostegno al popolo Lenca, a cui ha dedicato la maggior parte della sua resistenza. Al popolo Garifuna con cui si sono condivise fraternamente lotte e utopie. A tutte le organizzazioni e movimenti sociali in Honduras, America Latina e nel mondo, che hanno condiviso il nostro dolore. Siamo grati per tutte le immense dimostrazioni di affetto e condoglianza che il popolo honduregno ha offerto, che dimostrano che la sua lotta è una degna lotta dei popoli e di cui il mondo ha bisogno.

Non si può distorcere la verità sul crimine che ha concluso la sua vita. Sappiamo con chiarezza certa che le ragioni del suo vile assassinio sono state la sua resistenza e la lotta contro lo sfruttamento dei beni comuni della natura e in difesa del popolo Lenca. Il suo omicidio è un tentativo di porre fine alla lotta del popolo Lenca contro ogni forma di sfruttamento e di saccheggio. Un tentativo di interrompere la costruzione di un nuovo mondo. Le circostanze della sua morte si collocano nel mezzo della lotta del popolo Lenca contro l’installazione del progetto idroelettrico Agua Zarca sul fiume Gualcarque.

Chiediamo che siano chiarite le responsabilità della Impresa DESA che sta sviluppando il progetto. Noi riteniamo responsabile la Impresa DESA, come anche le istituzioni finanziarie internazionali che sostengono il progetto, la Banca olandese FMO, lo Fondo Finn, BCIE, Ficohsa e le imprese impegnate CASTOR, il Gruppo imprenditoriale ATALA, della persecuzione, criminalizzazione, stigmatizzazione, delle continue minacce di morte contro la sua persona, la nostra e il COPINH.

Noi riteniamo responsabile lo Stato honduregno di aver in gran misura ostacolato la protezione della nostra Bertha, e di aver propiziato la persecuzione, criminalizzazione e l’omicidio. Avendo scelto di tutelare gli interessi delle imprese rispetto alle decisioni e ai mandati delle comunità. Come è possibile che le istituzioni della polizia, l’esercito, il ministero di sicurezza che proteggono gli interessi e le installazioni dell’impresa DESA siano presumibilmente le stesse che pretendevano di garantire la protezione e la sicurezza alla nostra Bertha? Come è possibile che la polizia, l’esercito e lo Stato honduregno che dovevano proteggere la sua integrità, siano gli stessi che la minacciavano di morte, molestavano e perseguitavano?

I responsabili per il suo omicidio sono gruppi di affari in combutta con il governo nazionale, i governi municipali e le istituzioni repressive dello Stato, che stanno dietro ai progetti estrattivi sviluppati nella regione. I finanziatori di questi progetti estrattivi di morte sono anche responsabili per la morte del nostro Bertha e di tante persone che lottano contro lo sfruttamento dei territori, dal momento che i loro soldi rendono possibile l’imposizione di interessi economici sopra i diritti ancestrali dei popoli.

Non permetteremo che la sua immagine diventi un logo vuoto, rivendichiamo la nostra Bertha nella lotta permanente ed energica per la difesa della vita, dei territori e contro questo sistema di sfruttamento e di saccheggio. Esigiamo che si istituisca una commissione internazionale imparziale per l’investigazione di questo crimine, tra cui la Commissione Interamericana per i Diritti Umani, organizzazioni internazionali per i diritti umani e gli organi governativi competenti, data la dimostrata mancanza di obiettività sulle indagini che sono state avviate nel Paese .

Vogliamo che si rispetti l’integrità della sua figura di resistenza. Bertha è una combattente eterna contro il razzismo, il patriarcato e il sistema capitalista oppressore e assassino. La sua lotta è sta attraversata da un forte anti-imperialismo, costantemente corroborato dalle sue pratiche internazionali e dal suo totale rifiuto del colpo di stato finanziato e sostenuto dagli Stati Uniti, che è stato l’inizio della consegna del territorio nazionale alle multinazionali a discapito dei diritti il popolo Lenca e la popolazione honduregna.

Esigiamo in modo immediato e definitivo che venga annullata la concessione di DESA sul fiume Gualcarque e che il fiume Gualcarque scorra liberamente. Se il governo vuole davvero fare giustizia esigiamo che si cancellino tutte le concessioni minerarie, di dighe, foreste e tutti i progetti che minacciano la sovranità nazionale. Esigiamo il rispetto e garanzie per l’integrità fisica, giuridica ed emozionale della nostra famiglia, delle comunità, in particolare del Rio Blanco e di tutte le persone organizzate all’interno del COPINH.

La sua lotta non è stata solo per l’ambiente ma anche per il cambiamento del sistema, contro il capitalismo, il razzismo e il patriarcato. Essi non solo hanno ucciso solo nostra madre, hanno ucciso la madre di un intero popolo. Facciamo un appello perchè diventino sempre più forti la mobilitazione, la denuncia e solidarietà per chiedere la vera giustizia.

Risvegliamo, risvegliamo l’umanità!, Non è tempo che le nostre coscienze siano scosse solo dal contemplare l’autodistruzione, basata sulla rapina capitalista, razzista e patriarcale”

Bertha vive !!

La Esperanza, Intibucá , 5 marzo 2016

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ULTERIORI APPROFONDIMENTI:

BERTA CACERES ASSASSINATA

BERTA CACERES E’ L’ULTIMA VITTIMA DEL BUSINESS DELLO SVILUPPO

HONDURAS: ASSASSINATA LA MILITANTE ECOLOGISTA BERTA CACERES

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