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LA RIVOLUZIONE CHE INIZIA NEI VILLAGGI

28 gennaio 2018

di Gustavo Duch

L’economia ciclica, la democrazia diretta, la gestione collettiva dei beni comuni. Molti degli strumenti dei nuovi movimenti sociali hanno la loro origine nel mondo rurale. Che non va affatto idealizzato ma ha ancora molto da insegnarci: le economie contadine, ad esempio, erano coscienti della nostra interdipendenza ed eco-dipendenza.

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Negli ultimi mesi le immagini si sono moltiplicate. Alla televisione e sulle riviste abbiamo visto reportage di villaggi morti a seguito degli impatti della modernità. Ritratti di case in rovina che, come dice il poeta Héctor Castrillejo, in realtà stanno tornando alla loro dimora: “Queste case sono fatte con la carne del pianeta/ con terra./ Sono terra e sono Terra”.

Risultati immagini per teleclubI piccoli villaggi e coloro che li abitano, sono notizia solo quando si estinguono, come i ghepardi e le linci. L’ideale urbano ci permea, permea anche gli inchiostri della stampa alternativa. Pensiamo che nei villaggi ci siano solo affettuosi anziani e agricoltori arrabbiati? Qualcuno sa se durante il 15M le loro piazze si sono riempite? Può, l’ambiente rurale, essere uno stimolo di rottura e ispirazione? Nei teleclub [1] dei piccoli paesi, risuonano parole come economia sociale, decrescita, buenvivir?

John Berger diceva che “la trasformazione che sogna il contadino è quella che lo farà tornare a essere il contadino che è stato un tempo”. Mentre le lotte operaie e progressiste guardano avanti e sognano un futuro migliore, le lotte contadine guardano indietro; il loro desiderio è di fuggire dalla dominazione dei latifondisti o delle multinazionali, “vivere in pace lontani dalla civiltà dominante, percepita come una grave minaccia all’ordine sociale”.

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Silvia Pérez-Vitoria

Così lo spiega Silvia Pérez-Vitoria nel suo libro El retorno de los campesinos (Icaria, 2010), e questa è una delle chiavi per capire la distanza che separa storicamente l’ambiente rurale e quello contadino dalle rivoluzioni. Tuttavia, è necessario rompere questi stereotipi e prestare attenzione alle innumerevoli esperienze e valori che germogliano e si riproducono nell’ambiente rurale, e che possono essere un riferimento per la costruzione di nuovi mondi.

Economia circolare

Jaime Izquierdo, autore di La Casa de mi padre (KRK 2012), ricorda che quello che oggi chiamiamo economia ciclica o circolare, è stata inventata migliaia di anni fa dalle comunità contadine. Lo vediamo chiaramente nella gestione delle unità produttive, che integravano agricoltura e allevamento e chiudevano i cicli energetici. Mentre nell’allevamento industriale gli escrementi degli animali sono un problema difficile da gestire, nella fattoria sono l’ingrediente magico per restituire fertilità alla terra.

Risultati immagini per Silvia Pérez-VitoriaMentre in una città si produce un’ingente quantità di spreco alimentare, gran parte del quale finisce nelle discariche, i rifiuti di una famiglia contadina nutrono il bestiame o, con un buon compostaggio, arricchiscono il suolo dove cresceranno le verdure nel successivo ciclo agricolo.

Daniel Boyano, contadino di Sanabria, sostiene che è imprescindibile guardare le tradizioni dell’ambiente rurale se veramente vogliamo recuperare valori come la sostenibilità e la democrazia. “Oggigiorno né la città né i suoi movimenti sociali conoscono il funzionamento storico dei villaggi, ma “riconoscendoci” apparirebbero sinergie nel percorso di apprendimento”. Un buon esempio che Daniel studia e diffonde, è la forma di organizzazione del Concejo Abierto [Consiglio Aperto] e la sua democrazia diretta, che nelle zone rurali ha funzionato per secoli e che, soprattutto a partire dal 15M, viene messa in pratica nei quartieri urbani.

Democrazia a chilometro 0

I Concejos Abiertos o Juntas Vecinales [Consigli Aperti o Giunte Vicinali] sono assemblee di autogoverno del vicinato dove si prendono decisioni sul patrimonio comune e su altre questioni che riguardano la comunità. Sotto l’albero di tasso del paese o nella piazza del villaggio, c’era un governo a chilometro zero. Le decisioni più importanti sui loro beni vitali (montagne, acqua, strade…) si prendevano ascoltando la voce dell’intero vicinato, senza eccezione.

Risultati immagini per Concejos AbiertosE non è solamente una formula di “democrazia reale” e paritaria (le donne hanno sempre potuto partecipare come rappresentanti della loro casa) ma una risposta al dilemma di come amministrarci. “Alcune persone hanno fiducia che lo Stato controlli queste risorse per impedire la loro scomparsa; altri pensano che la loro privatizzazione risolverebbe tutti gli inconvenienti” spiega Daniel, “tuttavia, né lo Stato né il mercato sono riusciti con successo a far sì che la società mantenesse, nel lungo termine, un uso produttivo di questi beni naturali”.

Esistono altre forme di organizzazione sociale che per secoli hanno regolamentato le risorse in forma comunitaria, assembleare e diretta, con ragionevoli livelli di successo. “È l’articolazione ambientale, economica e sociale dei gruppi umani e dei loro modelli culturali, non semplicemente la legislazione, ciò che spiega la loro dinamica”. Jaime Izquierdo aggiunge un esempio molto chiaro: “L’atmosfera è un bene dell’umanità e l’assenza di una prospettiva di governance comunitaria a livello planetario del clima, sta portando il mondo in un labirinto”.

Mutuo sostegno

I contadini e le contadine sono, per bocca di Eric R. Wolf, una sorta di “anarchici naturali”. Decisioni su piccola scala, gestione del bene comune e ora, aggiungiamo: mutuo sostegno. Tre consegne presenti in tutti gli atenei libertari delle città. L’auzolam nell’Euskal Herria [Paese Basco] o l’A tornallom del País Valencià [Paese Valenciano] sono l’equivalente della minga [2] latinoamericana. È il famoso oggi per te e domani per me che ha permesso di erigere cappelle, consolidare ponti e pulire gli alvei, e che contrasta fortemente con l’individualismo e la competitività.

Tuttavia, facciamo un pessimo favore ai codici rurali se li idealizziamo. Belén Verdugo, femminista e contadina di Piñel (Valladolid), sottolinea che i paesi e il settore agricolo in generale, sono grandi riserve del patriarcato e che questo argomento deve cessare di essere un tabù. “È ciò che è stato chiamato la ‘memoria sociale patriarcale millenaria’; l’ambiente rurale è il luogo dove è stato preservato l’ingiusto, sapendo è tale”.

Pertanto, il femminismo, ha ancora molto lavoro da svolgere nell’ambiente rurale, un ambito con un’economia e alcune pratiche che tradizionalmente hanno posto al centro la riproduzione della vita, osservando e adattandosi ai cicli naturali per non alterarli in modo irreversibile. Le economie contadine erano coscienti della nostra interdipendenza ed eco-dipendenza, per questo è importante recuperare questi saperi e farli dialogare con ciò su cui oggi si lavora, a partire, per esempio, dall’economia sociale e solidale.

Jaime Izquierdo, ricorda che anche le economie contadine in molti casi avevano la loro carta dei princípi, un codice culturale di comportamento raccolto in alcune ordinanze locali, “in realtà una specie di costituzione, sullo stile di quella che hanno gli Stati moderni, dove si educano le bambine e i bambini con quei valori che oggi rivendichiamo per la nuova società”.

Saperi popolari

La modernità avanza sempre di pari passo con i progressi scientifici. Nelle università si tributa omaggio alle pagine di alcune riviste scientifiche garanti del sapere. Le imprese si muovono in queste acque cercando i benefici economici di qualsiasi scoperta oppure finanziando ricerche per nobilitare i loro affari. Il mondo contadino ha visto come le sue conoscenze ed esperienze sono state squalificate, sebbene, come afferma Silvia Pérez-Vitoria, “i sistemi di produzione contadina, sperimentati e adattati in un’infinità di circostanze nel corso della storia di ciascuna regione geografica, hanno dato prova della loro efficacia poiché, salvo rare eccezioni, hanno consentito ai diversi ecosistemi di riprodursi e alle società di perdurare”. Forse è questo il vero progresso, saper resistere.

Montes de Socios

Quest’anno, l’Associazione forestale di Soria è stata insignita del premio Elinor Ostrom, massimo riconoscimento internazionale alla difesa dei beni comuni, per il progetto Montes de Socios, che recupera questa tradizionale figura di proprietà e gestione collettiva. I “montes de socios” o monti comunali, sono presenti soprattutto nelle zone interne del centro e della metà settentrionale della penisola iberica.

Risultati immagini per Montes de SociosLa loro origine risale alla dismissione (1855-1924) [3], quando la popolazione di diversi municipi si mise d’accordo per acquistare terreni forestali che erano sempre stati fondamentali per l’economia contadina locale: per consentire il pascolo (e ottenere così carne, latte, lana e pellame), per l’estrazione di materiali da costruzione (legno e pietra) e per la legna e il carbone, fonte energetica principale. In questo modo veniva assicurata la loro conservazione.

Oggi questi monti sono in disuso e si lavora per il loro recupero, attraverso la Junta Gestora [Giunta di Gestione], formata da un minimo di persone comproprietarie (eredi di quelle originarie) e nuove. Secondo l’Associazione Forestale di Soria, quest’opera di recupero, attraverso il risanamento del loro status di proprietà, è il primo passo per “toglierli dall’abbandono e valorizzarli, permettendo la creazione di attività nei nostri paesi, ma soprattutto è un atto per rendere giustizia alla memoria dei nostri antenati, che hanno preservato per più di cento anni questi spazi forestali”.

A Tornallom

A Tornallom (o maseraes), è una pratica rurale tradizionale che viene usata nel País Valencià per svolgere collettivamente un lavoro che individualmente sarebbe molto costoso oppure obbligherebbe a dover pagare delle persone, implicando un costo extra. Risultati immagini per A Tornallom“Quando c’era un lavoro che non potevamo affrontare, come la costruzione di un pollaio, una rimessa per gli attrezzi o raccogliere legna, lo facevamo tra tutti, in modo tale che si genera un extra che una volta dà beneficio a me, un’altra a te, e agli altri”, spiega Montse, agricoltrice dell’orto La Recol-lectiva, a El Real de Gandia.

Montse fa parte di un gruppo di persone e di progetti che stanno recuperando e diffondendo questa pratica. Per lei è importante perché vivere della terra, a causa degli intermediari, dei prezzi bassi, ecc., non consente di far fronte a questi extra. “Oltre a mettere in comune la forza, si mettono in comune risorse, macchinari…si tratta di ottimizzare al massimo e, proprio come le monete sociali, A Tornallom lo consente”. Montse sottolinea che oltre all’ampiezza delle relazioni, “si creano forti legami, scambi di saperi, si partecipa a qualcosa di più grande, che cresce, che si estende in maniera organica, collaborativa e allegra”.

NOTE:

[1] locali pubblici delle zone rurali dove gli abitanti andavano a guardare la televisione.

[2] minga: tradizione precolombiana di lavoro volontario, comunitario o collettivo, con fini di utilità sociale o a carattere reciproco, ancora in uso in diversi paesi latinoamericani.

[3] Pascual Madoz, legge del 1 maggio 1855, per la confisca e vendita di immobili rustici e urbani appartenenti allo Stato, al clero, a diversi ordini militari, alle confraternite, alle opere pie e ai santuari, beni propri e comuni dei villaggi, ecc. (con le eccezioni previste all’articolo 2 della legge stessa).

Pubblicato su El Salto e su Rebelión con il titolo “La revolución que empieza en los pueblos”. Traduzione per Comune-info: Daniela Cavallo.

30/11/2017

da www.comune-info.net

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