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LA FAVOLA DI USA CONTRO RUSSIA

13 aprile 2018

di Alessandro Ghebreigziabiher

Nel retorico gioco dei ruoli, America era il salvatore e Russia l’aggressore. Il primo l’alleato potente e il secondo l’amico degli altri. Una favola tramandata di padre in figlio senza colpo ferire, come se fosse inevitabile. Una favola di morte.

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C’era una volta una favola. Quindi, c’era una volta un c’era una volta che si ripeteva nel tempo, con ambientazioni e costumi diversi, ma con morale immutabile.

Nel mezzo, i protagonisti, che sbiadivano e si confondevano tra loro da un fronte all’altro della contesa. Perché senza conflitto, non c’è racconto.

I cavalieri in campo erano due, come la narrazione più semplice richiede. America e Russia, già. Tuttavia, non farti ingannare dal genere, perché di femminile, ovvero di naturale accoglienza, saggezza materna e istintiva propensione a facilitare gli orizzonti comuni, non v’era traccia nei nostri.

Piuttosto, gli avversari palesavano senza sorpresa alcuna i più triti e rozzi atteggiamenti degni del peggior bullo dal testosterone gonfiato.

Nel retorico gioco dei ruoli, America era il salvatore e Russia l’aggressore, il primo l’alleato potente e il secondo l’amico degli altri, e poi aggiungici pure occidente e oriente, noi e loro e altre trovate semantiche per riempir occhi e orecchie, generazione dopo generazione, di lettori apparentemente impotenti.

La favola veniva tramandata di padre in figlio senza colpo ferire, come se fosse inevitabile, come se fosse la storia stessa del mondo, come se il mondo medesimo la scrivesse da sé.

Come se, in breve, nessuno degli attori in campo fosse responsabile della monotona trama. Tra i più paradossali degli spettatori vi era giustappunto la porzione più attempata, capace di ingollare tale vicenda incessantemente senza discutere, malgrado ne conoscesse alla perfezione ogni consapevole errore di battitura, qualsiasi strumentale abuso degli aggettivi a favore di una chiave di lettura rispetto all’altra e viceversa. Malgrado, soprattutto, avesse rivisto il finale e le amare conseguenze di quest’ultimo una quantità assordante di volte.

Bastava poco per scoprir le carte e notare la posticcia scenografia alle spalle dei personaggi ancor meno credibili, sebbene truccati secondo la moda del tempo. Bastava poco per estrarre sinossi della storia più venduta all’umanità complice.

Bastava poco per iniziarla e finirla. Senza vantarsi di chissà quali doti di sintesi, ecco il puerile soggetto in una strofa o poco più: un sovrano crudele, con l’aiuto di Russia, sterminava i ribelli, ma America intervenne e sconfisse il marrano.

Ancora e di nuovo. Di nuovo ancora e ancora di nuovo. Ancora. Riscrivendo l’identica farsa sulla stessa pagina, fino a consumarla.

Se ci pensate, sarebbe impossibile il succedersi di tale eventualità nel viver quotidiano di chiunque, perché prima o poi, raggiunta l’età della ragione, si cercano le motivazioni delle proprie scelte e quelle altrui e il disincanto diviene la lente primaria.

Ma con le favole, oh, con le favole è diverso. Ci credi e vorresti che non cambiassero mai, perché ti rassicurano e ti aiutano a dormir meglio. Perché mettono le cose a posto e la morale vigente è rispettata.

America contro Russia, Russia contro America. E altri popoli per fortuna lontani, insieme ad altrettante comparse viventi, vengono puntualmente sacrificati all’altare della rituale disfida.

Affinché domani si possa ricominciar da capo. Con la solita favola dei due nemici…

12/04/2018

da www.comune-info.net

Categorie:GUERRA E PACE
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