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LA FATTORIA DI TUTTI E TUTTE

17 maggio 2018

di Alessia Manzi

Sei anni fa a Bagno a Ripoli nessuno pensava che una fattoria abbandonata sulle proprie colline sarebbe diventata la casa di una splendida storia di autogoverno e agricoltura contadina ormai nota in diversi angoli del mondo. Oggi la Città metropolitana di Firenze si ostina a balbettare le uniche parole del suo assai scarso vocabolario: legalità e vendere. Ma a Mondeggi sanno bene che c’è il tempo della semina e poi quello della raccolta: ortaggi, frutta e ribellione si coltivano ogni giorno.

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Un’aria allegra e festosa avvolgeva il lungo corteo che sabato 28 aprile ha attraversato le strade del centro di Firenze. Almeno duemila persone, molte delle quali giunte da tutta Italia per la tre giorni di Genuino Clandestino, hanno aderito alla manifestazione in difesa di Mondeggi Bene Comune Fattoria Senza Padroni. Punto di ritrovo, una Piazza San Marco gremita di donne e bambini, giovani e anziani pronti per mettersi in cammino per gridare a gran voce che “Mondeggi non si vede, si coltiva e si difende!

Tanti gli striscioni che ne ricordavano la presenza. Dall’assemblea della Piana contro le nocività a Fòrimercato, Terre di Lastra Bene Comune, il Comitato Jérome Laronze fino alla campagna per una legge sulle agricolture contadine, Rimake (spazio sociale milanese autogestito oggi sotto sgombero), la fabbrica recuperata Ri-Maflow, la rete FuoriMercato e tutte le realtà afferenti il circuito di Genuino Clandestino.

Un momento – quello del corteo – che ha reso ancora più visibile la crescita del consenso popolare attorno al recupero della fattoria. E non solo. Circa un anno fa, il mondo accademico si è schierato a fianco del comitato lanciando un appello, affinché si scongiurasse la vendita dell’intera tenuta. Nonostante ciò c’è chi ancora continua a fare orecchie da mercante. Come la Città metropolitana di Firenze, sorda fin dall’inizio delle attività alla richiesta di un incontro con la comunità di Mondeggi. “È una vergogna il tipo di futuro che le istituzioni vogliono dare a Mondeggi!”, urla con grinta un ragazzo al microfono.

Risultati immagini per mondeggi bene comune“Il dialogo con la città sono le porte chiuse. La Fattoria è di tutte e di tutti, non degli sfruttatori e degli speculatori in borsa”, tuona qualcuno proprio sotto le porte del palazzo della Regione Toscana dove i dimostranti si fermano per qualche minuto. Nonostante le aste indette pubblicamente per vendere i terreni e i casali della tenuta siano sempre andate deserte, le istituzioni non vogliono vedere altra alternativa alla vendita per sanare un debito pubblico pari a oltre un milione e mezzo di euro. Così, qualche mese fa la Città metropolitana ha pubblicato un avviso per raccogliere eventuali manifestazioni di interesse all’acquisto di Mondeggi a cui hanno risposto solo in cinque: il comitato, un privato cittadino e tre società.

Vendere. Ma a chi? Multinazionali interessate solo ai propri profitti e mai al bene comune. Come la “Chianti Ruffino” (fra le proposte più quotate) che in Italia produce vino ma è collegata alla Constellation Brands, impresa internazionale con tanto di monopolio sul mercato degli alcolici (oltre cento etichette fra birre come la Mondelo e vodka). Se la Chianti Ruffino riuscisse a vincere la prossima asta di vendita, in mano a chi finirebbe Mondeggi? Imprese con monopoli e profitti enormi, capaci soltanto di speculare sui territori, non avendo cura dell’ambiente circostante e rispondendo solo alle logiche della speculazione e dell’estrattivismo.

Colossi finanziari molto spesso responsabili di crimini atroci contro le popolazioni indigene del Centro-Sud America. Davanti a uno dei negozi della Benetton, fra i principali accusati della morte di Santiago Maldonado (giovane attivista ucciso per aver difeso i diritti del popolo Mapuche, in Argentina), i manifestanti hanno affisso dei manifesti per ricordare come questi grandi colossi finanziari abbiano le mani sporche del sangue di contadini e persone ammazzate solo perché difendevano la terra, una foresta o un fiume dalla privatizzazione. In nome della proprietà privata e dell’interesse dei pochi, nel segno di una “illegittimità”, si invoca l’intervento della forza pubblica, lo sgombero. Tutto, pur di mandare via chi partecipa a processi di rigenerazione e riqualificazione di un bene comune.

Risultati immagini per mondeggi bene comuneMentre i trattori partiti da piazza Santa Maria Novella raggiungevano Ponte alla Carraia, sullo sfondo di Ponte Vecchio al tramonto, e di una città vissuta, finalmente, da chi vive davvero quel territorio e non soltanto da turisti, l’ente diramava un comunicato stampa. Secondo Benedetta Albanese, consigliere delegata della giunta Nardella per il Patrimonio della città metropolitana, “non ci può essere dialogo se c’è di mezzo una situazione di illegalità”. E, ancora: “le manifestazioni e le iniziative sociali hanno denigrato il bene del patrimonio pubblico”. Il corteo si è concluso tra festa e balli in piazza Santo Spirito.

Dove sta l’illegalità? Per l’avvocata Albanese, la comunità di Mondeggi è “illegale” perché non ha una forma associativa legalmente riconosciuta sebbene il comitato non abbia mai ricevuto risposto alla “Dichiarazione per la gestione civica di un bene comune”, presentata e protocollata presso gli uffici della Città metropolitana in cui si descrive il progetto e la comunità diffusa di Mondeggi. A quale “danno” causato al patrimonio pubblico da cittadine e cittadini si riferisca l’ente poi, resta un mistero. Risultati immagini per mondeggi bene comuneQuale “denigrazione” possa mai derivare dal costante impegno di cittadine e cittadine occupati a recuperare le olivete, seminare il grano o a costruire un parco giochi, davvero non si comprende.

Occorrerebbe ricordare alle istituzioni che fino al 2012 – data di inizio del percorso comitato “Terra Bene Comune Firenze”, poi confluito in “Verso Mondeggi Bene Comune Fattoria Senza Padroni” – la tenuta era di fatto abbandonata a se stessa, fra rovi e incuria. Incontri nazionali, dibattiti politici, momenti ricreativi ma soprattutto un progetto di autogestione e democrazia diretta dal basso mostrano come l’unica “illegalità” che si vede all’orizzonte è la chiusura di spazi e la negazione di un dialogo con chi, invece, in testa ha tutta un’altra idea per la salvaguardia della Fattoria Senza Padroni.

6/05/2018

da www.comune-info.net

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