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IN ITALIA STA AUMENTANDO LA POVERTA’

9 luglio 2018

In Italia sta aumentando la povertàdi Rocco Artifoni

Lo scenario relativo all’Italia che emerge dall’ultimo aggiornamento dei dati raccolti da Eurostat è impressionante, soprattutto per quanto riguarda la povertà relativa. Tra i 22 Paesi più popolosi d’Europa (con più di 3 milioni di abitanti), l’Italia risulta al 6° posto in questa drammatica classifica. Occorre urgentemente modficare le politiche fiscali, economiche e sociali adottate dai vari governi.

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Sempre più diseguali e incapaci di invertire la rotta: potrebbe essere questa la sintesi dello scenario relativo all’Italia che emerge dall’ultimo aggiornamento (11 giugno 2018) dei dati raccolti da Eurostat. Anzitutto fa impressione il dato sulla povertà relativa: le persone che hanno un reddito inferiore al 60% della media nazionale. In Italia sono oltre 11 milioni di cittadini, il 18% della popolazione. Tra i 22 Paesi più popolosi d’Europa (con più di 3 milioni di abitanti), l’Italia risulta al 6° posto in questa classifica poco edificante: ai primi tre posti si collocano Romania (25%), Bulgaria (23%) e Grecia (20%). Dall’altra parte della lista, cioè i Paesi con meno cittadini a rischio povertà relativa, troviamo la Repubblica Ceca (9%), l’Olanda e la Norvegia (10%).

Oltre a questi dati reali, Eurostat calcola anche la percentuale di popolazione a rischio povertà relativa, se non ci fosse l’intervento pubblico (pensioni, welfare, ecc.). Di conseguenza è possibile verificare quali sono gli Stati che riescono ad intervenire in modo più efficace per ridurre il tasso di povertà. I migliori sono l’Irlanda (che riesce a ridurre la povertà dal 35 al 15%), la Svezia (dal 30 al 13%) e la Norvegia (dal 26 al 10%). I peggiori sono: la Romania (dal 30 al 25%), la Bulgaria (dal 28 al 23%) e la Grecia (dal 25 al 20%). L’Italia passa dal 26 al 18%, posizionandosi al 17° posto (su 22 Paesi) per capacità di riduzione della povertà in percentuale.

Risultati immagini per in italia sta aumentando la povertà rocco artifoniIn sintesi, si potrebbe dire che in Italia ci sono molti poveri relativi soprattutto perché l’intervento sociale pubblico è carente nella capacità di operare una redistribuzione. Infatti, senza contare l’assistenza statale la percentuale di povertà in Italia sarebbe più bassa che in Irlanda, Svezia e Norvegia, ma dopo l’intervento pubblico ci ritroviamo vicini alle percentuali di Grecia, Bulgaria e Romania.

C’è un ulteriore dato che misura l’intensità della povertà relativa, cioè la distanza media di chi è povero rispetto alla soglia di povertà. Tra gli Stati membri dell’Unione Europea, nel 2016 il gap mediano di povertà relativa meno elevato è relativo a Finlandia (13,9%), Francia (16,6%) e Irlanda (18,1%). Sul versante opposto troviamo: Romania (36,2 %), Grecia (31,9%) e l’Italia (31,6%). Ma non è tutto: il gap dell’Italia è in continua ascesa. Nel 2008 era al 23,2%, nel 2010 al 24,8%, nel 2012 al 26%, nel 2014 al 28,2% e nel 2016 al 31,6%.

Pertanto, si può dire che in Italia ci sono molte persone a rischio povertà: questi cittadini sono particolarmente poveri, perché il loro reddito è molto distante dalla soglia della povertà relativa, e si stanno sempre più impoverendo nel tempo. È evidente che questi dati chiamano in causa le politiche fiscali, economiche e sociali dei governi che si sono susseguiti almeno nell’ultimo decennio in Italia. E soprattutto pongono una domanda oggettiva al nuovo governo da poco insediatosi: quali decisioni intende assumere per contrastare la crescente povertà rilevata dalle statistiche europee?

3/07/2018

da www.pressenza.com

 

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