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“FONDI ETICI”: GIUSTI O SBAGLIATI?

8 gennaio 2016

di autori vari

Una lettera di Paolo Trezzi a Comune.info, fortemente critica sui fondi gestiti da Etica sgr, dà il via ad un dibattito molto interessante e franco su quali strumenti finanziari dovrebbe promuovere o meno Banca Etica. Pubblichiamo la lettera di Trezzi, il commento di Andrea Saroldi (uno dei coordinatori della ReteGAS nazionale), e la risposta di Leonardo Becchetti (Presidente del Comitato etico di Etica Sgr); da www.comune-info.net.

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Possiamo fare a meno dei fondi etici?

di Paolo Trezzi   30/12/15 

Che la finanza proposta da Banca etica (Be) sia una rottura sotto diversi punti di vista rispetto al sistema finanziario (a cominciare da “trasparenza” e “partecipazione”, ciò che manca nella finanza tradizionale come le recenti vicende di Banca Etruria dimostrano, leggi anche Ma quali banche tossiche… di Andrea Baranes), è cosa sempre più nota. Per questo un istituto di credito di questo tipo è poco amato da quelli che sono in alto. Tuttavia, la finanza etica ha bisogno di restare un processo aperto, un movimento, con inevitabili limiti, vivo che non rinuncia a mettersi in discussione. Ospitiamo qui una lettera di Paolo Trezzi, un punto di vista critico e dettagliato su Etica sgr, la società di gestione del risparmio di Be, che corre sempre di più il rischio di amministrare portafogli di società quotate piuttosto discutibili.

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Lo dico qui, subito, così, chi vuole, continua a leggere e, chi non vuole, si ferma qui. Etica Sgr, la società di gestione del risparmio di Banca etica (e altri), dovrebbe chiudere, essere chiusa. In forza delle stesse ragioni per cui è nata Banca Etica.

Bisogna fare finanza etica e responsabile, contaminare la finanza tradizionale, speculativa, dannosa. “Come risparmiatori dobbiamo essere consapevoli delle conseguenze che l’uso del nostro denaro può comportare e riaffermare l’importanza dei valori e dell’etica nella gestione del denaro” (dal Manifesto politico-strategico di Banca etica) e, invece, Etica Sgr non la fa e non lo è.

Certo lo si sta dicendo da oltre dieci anni – io stesso ho, a volte per primo, “svelato” comportamenti e scelte tutt’altro che etiche, segnalato, prevalentemente sulla rivista Carta cantieri sociali, e Finansol.it evidenti storture portando ragionamenti e prove – e oggi, sebbene non porto nessun argomento nuovo (forse solo qualche nome, qualche dato) credo sia giusto ripetersi, insistere, fare informazione e provare a capire se, oggi, adesso, è il tempo della consapevolezza, è un percorso condiviso. Avevo un sogno, ho un sogno, continuerò ad avere un sogno. Liquidare tutti i Fondi valori responsabili – e questi fondi etici – e tornare a fare raccolta diretta. Certificati di deposito e obbligazioni proprie. E prestiti alla gente che guardiamo in faccia.

Una domanda di fondo: dareste i soldi a chi, seppur legalmente, sostiene il commercio di armi? Ovviamente no, ne sono convinto. Anche Banca Etica non li dà. Anche Etica Sgr non lì dà a queste società. Li dareste, i vostri soldi, fareste affari con chi, sempre seppur legalmente, sostiene anche il commercio di armi? Ovviamente no, ne sono convinto. Banca Etica invece sì, Etica Sgr ne è la prova, purtroppo. Concreta, contabile.

Basta vedere i soci e compararli alla tabella delle Banche armate, evidenziate nella Relazione al parlamento, ogni anno, grazie alla Legge 185/1990 (qui scaricabile). Qui si può leggere chi sono il secondo e terzo azionista di Etica Sgr cioè Bpm 24,4 per cento e Bper 10 per cento, ossia oltre un terzo del capitale è presente nella lista delle Banche Armate. Mica briciole, sempre che, le briciole, peraltro poi, non siano lo stesso pane, sostanza.

Quando anni fa, era il 2005 e poi il 2008, si fece notare la contraddizione per la presenza di Bpm nella lista di allora, il presidente di Banca Etica, Fabio Salviato, disse che: “A tal fine, Bpm si impegna, anche in futuro, a non partecipare ad operazioni di finanziamento che riguardino esportazione, importazione e transito di armi e sistemi d’arma, ‘in modo da assicurare trasparenza e coerenza con i propri principi di banca non armata’”. Oggi, soprattutto con Bper, siamo punto e a capo, non solo da oggi, ovviamente. Basterebbe questo per affermare, senza ombra di dubbio, e, purtroppo, di smentita, che con può essere etica una finanza che sostiene quel tipo di commercio.

tassa_speculazione_finanziariaOggi ci si vanta e si dà peso estremo e quasi esclusivo alle performance, ai risultati, di rendimento e valori di raccolta. 2 miliardi di euro, +40%, i dati semestrali sulla raccolta di Etica Sgr. Il fondo etico azionario, numero uno in Italia +18% in un anno; 72% in tre anni di performance. Siccome non credo sia un dato per forza positivo lo sbandierato risultato positivo di rendimento e raccolta di questi strumenti finanziari – suvvia non è che adesso, di colpo, i piccoli o grandi investitori si sono scoperti etici, forse sono solo più tranquilli che Madoff o qualche crack delle grosse banche non toccherà, meno male, Banca Etica – è bene tenere la barra sulle eventuali ragioni etiche di un fondo comune di investimento.

Cosa serve perché lo sia? Quand’è che non lo è? Ed è appunto qui che cadiamo, secondo me, nell’opaco ed evidente problema originale di tutti i fondi e tantopiù quelli etici, ancor prima di entrare nel merito singolo e particolare delle società su cui il fondo investe e ha investito. Con i Fondi, anche quelli “Etici” si finanziano Società ed Aziende già ad alta capitalizzazione, quotate in Borsa, con alte potenzialità e capacità di attrarre e dirottare risorse economiche e finanziarie. I fondi, per loro natura, poi speculano – anche a legittima tutela dell’investimento, sull’oscillazione della quotazione e, con questi strumenti, si cerca di fare danari con i danari.

Da tempo si prova a mettere in evidenza la necessità, oltre alla critica a questo modello di economia e di finanza, di volgere lo sguardo oltre l’ostacolo, là dove si possono diffondere, promuovere e sostenere, iniziative diverse dai “Fondi Etici”, iniziative opposte di micro/finanza, di vera alternativa. Studiando e copiando i Fondi Sociali di Quartiere (si pensi al modello delle Piagge di Firenze), ad esempio, o i Banchi Comunali (pubblici) di soccorso o ancora le Mutue di autogestione (Mag4 di Torino e Mag6  di Reggio Emilia), le monete locali (si pensi a quella del Parco dell’Aspromonte). Sono queste iniziative che, meglio di tutte, sicuramente meglio dei “Fondi Etici” rispondono (secondo me) alle caratteristiche di solidarietà, equità, giustizia, relazioni paritarie e di fiducia. Queste realtà, questi percorsi, hanno la forza ed hanno avuto l’intuizione di creare un buco nella rete della mercificazione, il passaggio per le volpi, un passaggio dentro il sistema.

Lo so, le parole-idee messe in calce (solidarietà, giustizia, equità…) sono vecchie come il mondo, sono le pratiche che vanno ri-attuate. Bisogna lavorare sulle narrazioni, sull’ideologia, sui valori dominanti, dunque reinventare la narrazione del mondo. I Fondi, benché “Etici”, non sosterranno mai, a differenza delle Mag, dei Banchi comunali, delle monete Locali, quelle realtà, quei soggetti che ognuno di noi conosce e che praticano, ogni giorno, un’altra socialità, “un’altra narrazione del mondo” ma che hanno necessità di un capitale per sostenere le strutture, la gestione. Perché devo dare, seppur “etica”, i miei denari a una società che fa miliardi di euro di fatturato?

Se vediamo – e perché non dovremmo – ancora prima dei singoli titoli chi è incaricato della gestione del Fondo Etico, cioè Anima Sgr, (che ha sedi in Italia e anche Irlanda e Lussemburgo), potremmo vedere che i suoi soci sono ancora una volta Bpm, fino all’estate scorsa il Mps Monte dei Paschi di Siena, che su trasparenza e rigore, non pare essere, dalle cronache, purtroppo, la prima della classe, che ha ceduto le quote in suo possesso, di secondo azionista, a Poste Italiane, cioè il Governo italiano (e le sue politiche che fanno il paio con MPS), inoltre, in Anima Sgr troviamo la Norges Bank ossia la Banca Centrale della Norvegia che detiene partecipazioni in Enel, Telecom, A2A, Ansaldo Sts, insieme tra gli altri alla Banca Svizzera Ubs; e ancora ha partecipazioni importanti in Mps, Bper e Unicredit (la regina nera delle banche armate, costante nel tempo ai vertici) e per non finire socio di Anima c’è il colosso dei fondi americano Wellington management Group Llp. Che paiono tutti soci che non hanno l’etica come stella polare, ma più che altro i piedi in troppe scarpe maleodoranti. Giusto?

Entrando nel merito dei singoli titoli, le società presenti nel portafoglio del Fondo Azionario Etico di Etica Sgr, c’è da mettersi, se ce ne sono ancora avanzati dopo la lettura di quanto sopra, le mani nei capelli. Dopo anni che si è svelato e ci si era chiesti se era davvero etico investire in Telecom Italia che aveva centinaia di scatole cinesi come filiera del controllo societario, paradisi fiscali, marea di precari, o nella France Telecom dopo che per anni si continuavano a suicidare lavoratori per la precarietà del lavoro (venticinque in un anno), o nella Veolia Environnement, la multinazionale francese che controllava Acqualatina, società che aveva, nel Lazio, privatizzato l’acqua pubblica causando una rivolta popolare per le tariffe sparate alle stelle e salita alla ribalta nazionale della cronaca grazie ad un servizio di Report, o ancora alla Indesit che licenziava e voleva chiudere stabilimenti in Italia, o la Mark & Spencer multinazionale numero uno dell’abbigliamento inglese che mentre comunicava al mercato l’aumento degli utili conseguiti licenziava migliaia di lavoratori. E si potrebbe continuare…

Uno potrebbe dire, va bene ma era il passato, erano decenni fa, gli anni scorsi, ma ora basta. C’è stata una riflessione – e seppur è, a parer mio, già per quanto evidenziato finora, il Fondo stesso ad essere antietico almeno, intanto – sono state tolte tutte quelle società che etiche non sono nei loro comportamenti, nella loro governance. Etica Sgr promuove investimenti finanziari in titoli di emittenti che si distinguono per l’attenzione alle conseguenze sociali e ambientali dei loro comportamenti. (Sistema Fondi valori Responsabili).

Ed invece, basta leggere la lista aggiornata, quella al 30/09/2015 per preoccuparsi. E si legge Vivendi, la società francese prima azionista, tra l’altro in Telecom. Telecom Italia! Il cui socio principale, di Vivendi, è Vincent Bollorè che è azionista di peso nel salotto buono della Finanza, Mediobanca, che ha sua volta ha le mani su Assicurazioni Generali e, se non bastasse, ma credo che avanzi pure, Bolloré è stato al centro di numerose polemiche per le sue numerose attività economiche nella cosiddetta Francafrique che generano ingenti profitti (trasporti pubblici, logistica, trasporti marittimi, agricoltura). Secondo alcune inchieste giornalistiche, Bolloré avrebbe avuto grandi privilegi da parte dei governi degli Stati africani grazie alle pressioni politiche e diplomatiche, a volte anche sfociate in interventi militari veri e propri, esercitate dal governo francese presieduto da Nicolas Sarkozy. Tali affermazioni sono frutto di un Documentario Rai “C’era una volta” Rai3.

13112012-green-fundsNon Bastasse Vivendi c’è anche il colosso multinazionale brasilamericano Kraft-Heinz (leggi qui). Controllata da 3G Capital la brasiliana nota per aver tagliato appena comprato Heinz 7400 posti di lavoro e chiuso cinque stabilimenti e che ora afferma che nei prossimi due anni la società procederà a tagli di costi per 1,5 miliardi di dollari. L’altro artefice della fusione, e altro socio leader, è il multi-miliardario, ai vertici della classifica degli uomini più ricchi del mondo con un patrimonio stimato di 58,5 miliardi di dollari, Warren Buffet. Che ha partecipazioni di rilievo in Moody’s, la società di rating capace di mettere all’angolo interi Stati con le sue pagelle, e nell’occhio del ciclone per aggiotaggio e danni, secondo PM e Guardia di finanza l’aggravante di “aver cagionato alla Repubblica Italiana un danno patrimoniale di rilevantissima gravità” e che con la sua società Berkshire, 107 miliardi di dollari di Patrimonio, spazia nella Wal-Mart il colosso numero uno al mondo e tentacoli potenti della grande distribuzione, non nuova alle cronache di poca eticità, e ancora la Precision Castparts azienda manifatturiera americana il suo core business sono i componenti industriali ed aerospaziali per le forniture militari.

La National Oilwell Varco multinazionale del Texas, principale fornitore mondiale di equipaggiamento e componentistica utilizzata nel settore dell’estrazione e produzione di petrolio e gas E ancora in Wells Fargo che è la terza banca per capitalizzazione degli Stati Uniti. In Coca Cola, in Ibm e in American Express. Ma il Fondo etico azionario di Etica Sgr continua ad investire in Mark & Spencer multinazionale dell’abbigliamento, la maggior catena di abbigliamento in Inghilterra.

Nel suo portafoglio il fondo fa spazio alla multinazionale della grande distribuzione Carrefour. Cioè stiamo sostenendo con un fondo etico la Grande distribuzione organizzata! Che non è un Gas a livello mondiale. Ma se vediamo che la seconda società nell’elenco dei titoli presenti nel portafoglio del Fondo etico azionario di Etica Sgr è LafargeHolcim la multinazionale svizzera, che con la sua controllata italiana Holcim voleva aprire una cava, enorme, sul Monte brianzolo Cornizzolo mettendo a rischio anche la Basilica romanica, patrimonio dell’Unesco, San Pietro al Monte di Civate, forse non ci resta che rassegnarci (leggi anche su Altreconomia e Cnms).

Poi c’è, la spagnola Albertis colosso delle autostrade e che di recente ha acquistato le torri di comunicazione WIND in Italia, la BMW tedesca, la A2A italiana, la Klepierre francese specializzata in grandi centri commerciali, la multinazionale francese del farmaco Sanofi, la Diageo Plc, colosso irlandese degli alcolici e superarcolici, la Snam spa che vede tra i soci, oltre che Cdp, Cassa depositi e prestiti, il colosso petrolifero italiano Eni, cioè le linee guida di Etica Sgr vietano di investire in armi, tabacco, gioco d’azzardo, pesticidi, e dichiarano di non invetire attualmente nel settore finanziario e petrolifero, ma va bene, si chiude un occhio, se le società petrolifere sono soci di rilievo in quelle che si scelgono? Si sta investendo anche in Tesco, società multinazionale britannica del commercio e distribuzione, che ha deciso di patteggiare 12 milioni di dollari per mettere la parola fine alle azioni legali lanciate da un gruppo di azionisti statunitensi dopo lo scandalo degli utili “gonfiati”. Tesco aveva ammesso irregolarità nei conti del primo semestre 2014. Chi aveva comprato azioni dal 2012, ecco la denuncia, era stato ingannato riguardo alla reale performance dell’azienda.

Certo Etica sgr a giugno 2015 ha votato, grazie all’azionariato attivo – cioè esercitare il diritto di andare alle Assemblee dei soci- contro l’approvazione del Bilancio 2014 proprio per queste informazioni di irregolarità contabile, ma non è un’ulteriore dimostrazione che non si conta nulla, che si può far tutto – se qualcuno se ne accorge – solo ex post, che i bilanci di sostenibilità e responsabilità sociale, dei colossi, che orami tutti o quasi hanno, non sono null’altro che poco più che specchietti per allodole o quantomeno aggirabili?

Se però, dopo tutto quanto detto qui sopra, si ritiene lo stesso che basti un voto critico attraverso l’azionariato attivo all’assemblea dei soci per ritenere assolto il compito dell’Etica e quindi legittimare la presenza di queste aziende, queste società, queste multinazionali, questo crocevia di paradisi fiscali, per tenerle, appunto dentro i Fondi Etici di Banca Etica, allora, se è veramente così, mi scuso della lettera, di tutte, tutte queste troppe inutili parole. Avevo un sogno, ho un sogno, continuerò ad avere un sogno. Veder liquidati tutti i fondi valori responsabili – e questi fondi etici – e veder tornare a fare raccolta diretta. Certificati di deposito e obbligazioni proprie. E prestiti alla gente che guardiamo in faccia.

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Commento di Andrea Saroldi – 2/01/16

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Ciao a tutti, questa questione ogni tanto torna alla luce, io sono d’accordo con l’articolo di Paolo Trezzi che ringrazio. Per me la questione non è tanto se sia utile o meno che esistano dei fondi “etici”, quanto piuttosto se sia utile che sia Banca Etica a promuoverli attraverso Etica SGR. Questo perché la stessa Banca Etica nelle altre attività promuove la creazione di un’economia alternativa (solidale). Può la stessa organizzazione avere nella sua missione sia la costruzione di una economia alternativa che la “moderazione” degli effetti peggiori del supermercato mondiale senza che il secondo obiettivo sottragga energie al primo? Secondo me non è possibile, ed anzi questo duplice obiettivo crea confusione tra il piano del contenimento degli effetti negativi e quello della creazione di un’alternativa.

Provo a fare un esempio: mi si rizzano i pochi capelli rimasti ogni volta che vedo la pubblicità dei fondi etici di Etica SGR con cane e gatto che ballano insieme tra le percentuali che salgono e la scritta “Etica e risparmio finalmente insieme”. Io la leggo così: “se c’è qualcuno che ti ha messo in testa strane idee sul fatto che la finanza internazionale e la logica del fare soldi da soldi siano quantomeno sospette non ti preoccupare, ci pensiamo noi a rendere possibile l’impossibile”. E se il risparmiatore che arriva in filiale vede la pubblicità di questo fondo che mette insieme etica e rendimento di fianco alla pubblicità dei certificati di deposito di Banca Etica che sono altrettanto etici ma (immagino) hanno un rendimento previsto più basso, secondo voi cosa sceglie? Insomma, secondo me si viene a perdere la grossa differenza tra le due strategie; così si manifesta il conflitto tra i due obiettivi, temo a scapito dell’efficacia nella costruzione di un’economia solidale.

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Il minimo valore etico per cambiare

di Leonardo Becchetti   3/01/16

Il presidente del Comitato etico di Etica Sgr risponde alla lettera di Paolo Trezzi sulla (im)possibilità di coesistenza tra etica e rendimento del risparmio attraverso i fondi d’investimento e sul fatto che questi debbano essere promossi, più o meno direttamente, da una Banca Etica. Becchetti ascrive gli argomenti esposti all’eterno dilemma tra purezza dei comportamenti e capacità di trasformare il mondo: dobbiamo realizzare un grande sogno, non possiamo abbandonare i tentativi di contaminare la realtà “sporcandoci le mani” per ritirarci nella nostra cittadella incontaminata, come vorrebbe Trezzi. Il risultato, spiega, sarebbe di diventare del tutto irrilevanti “perché non saremmo seguiti che dallo 0,1 per cento della popolazione”. Premiando i “meno peggio” si creano invece stimoli e incentivi perché le aziende migliorino realmente sul fronte della responsabilità sociale e ambientale.

Caro Paolo, il tuo articolo ripropone il ben noto dilemma tra purezza e capacità di trasformare il sistema su cui tante volte ho riflettuto e dibattuto negli svariati incontri assieme i soci e a tutte le persone che sono animate dal desiderio di cambiare il mondo. Cos’è più importante ed efficace delle due? Cosa ci avvicina di più all’obiettivo e con cosa cambiamo di più? Per me senza dubbio la seconda. Possiamo, come suggerisci, abbandonare tutti i tentativi di contaminare la realtà “sporcandoci le mani” ritirandoci nella nostra cittadella incontaminata. Con il risultato di diventare completamente irrilevanti perché non saremmo seguiti che dallo 0,1 percento della pop

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olazione (almeno dato il livello di sensibilità corrente, che però lavoriamo per far crescere in tutti i modi con la comune nostra missione che mette assieme soci, imprenditori, accademici, operatori della cultura).

Il lavoro dei fondi d’investimento etici è molto semplice. Ricevere da una società di rating classifiche su un gran numero di indicatori di responsabilità sociale ed ambientale e fissare poi un’asticella di valore etico minimo che delimita l’universo dei titoli in cui si può investire da quelli in cui non si può investire. Nessuno pensa che chi sta sopra è perfetto e chi sta sotto il male assoluto. La logica è diversa. Premiando i “meno peggio” si crea uno stimolo ed un incentivo per le aziende a procedere sul fronte della responsabilità sociale ed ambientale usando l’unico strumento a cui danno ascolto (le quote di mercato e le scelte di consumatori e risparmiatori). Non c’è altra strada che “sporcarsi le mani” se si vuole contagiare ed avere un impatto. E la qualità del meccanismo messo in piedi dipende unicamente dalla sensibilità etica dei cittadini. Più aumenta più possiamo essere severi ed esigenti con le imprese, più le imprese cambiano. In altri termini il grado della nostra severità nella scelta dipende dalla sensibilità dei cittadini che noi stessi cerchiamo di alzare.

Dell’altra via che proponi le aziende che contano non avrebbero neanche notizia. Faccio un esempio molto concreto. Tutti sappiamo dell’emergenza ambientale e dell’esigenza di contenere l’aumento della temperatura del pianeta. Ma come ci arriviamo? Chiudendo i fondi etici? Di coloro che mettono i loro risparmi lì non ci seguirebbe neanche l’1 percento sul fronte Mag o microcredito (non sono auspici ma i fatti di oggi). Etica sgr ha invece costituito assieme alla rete mondiale di ICCR (Interfaith Center for Corporate Responsibility) un blocco di risparmio da 100 miliardi di euro che ha ottenuto nel mese scorso un impegno importante di molte multinazionali a lavorare sulla strada per la riduzione del riscaldamento globale. Bisogna uscire dalle fonti fossili insomma ma come ci arriviamo? Etica sgr dentro ICCR aderisce al Montreal Pledge che è un’accordo formulato a fine 2014 nei quali i fondi etici che ne fanno parte (il gruppo qui è ancora più numeroso ed arriva a 3 trilioni di dollari) hanno iniziato a misurare l’impronta di Co2 dei propri portafogli titoli. Con l’obiettivo di ridurla progressivamente vendendo i titoli delle aziende più inquinanti. Ha iniziato il fondo pensione norvegese annunciando la decisione di uscire dalle fonti fossili qualche mese fa. E Etica sgr è la prima in Italia che lavora in questa direzione. Se tutti i fondi che hanno aderito al Montreal Pledge chiudessero la gente metterebbe i soldi nei fondi tradizionali e la pressione andrebbe a zero.

3a7c060Esiste un solo modo per arrivare al cambiamento e io lo chiamo la teoria del punto di svolta (tipping point). Ovvero quello nel quale una multinazionale decide che è meglio per lei scegliere la strada della produzione e dell’innovazione in direzione della sostenibilità piuttosto che continuare con il vecchio tipo di prodotti. E alla svolta si arriva attraverso due strade. La pressione dal basso del voto col portafoglio e il cambiamento delle regole amministrazioni locali, regionali e nazionali. Se queste due forze crescono come stanno crescendo la multinazionale si fa i suoi conti e capisce che gli costa e rischia di più (per la risposta del voto col portafoglio dei fondi e il rischio di una regolamentazione restrittiva in materia) a restare sulla via vecchia piuttosto che sulla nuova.

Il nostro sogno, e quello di tutti gli investitori che lo condividono, è un sogno molto grande ed è questo. Un sogno che non ci rende ciechi nel valutare cosa è meglio e cosa è peggio. Sono il primo a volere un mondo in cui il 100 percento dei risparmiatori mette i soldi in Banca Etica (e in banche simili) o tutti i consumatori comprano prodotti equosolidali o da filiere al 100 percento sostenibili. E mi batto per questo con tutte le mie forze. Sperare di arrivare al 100 percento del cambiamento su quello siamo tutti d’accordo. La strategia migliore per arrivarci per noi è questa e quella che tu paradossalmente suggerisci sarebbe controproducente e ci farebbe fare 10 passi indietro per i motivi che ho cercato di spiegare. Nessuno ovviamente ti impedisce di perseguire altre strade. Io ti ho raccontato le ragioni della nostra.

Cerco di chiarire meglio con un esempio che il tuo approccio al cambiamento è a mio avviso controproducente. E’ come se in una città circolassero al 99% SUV e all’1 percento macchine con motore ibrido (che comunque un po’ d’impatto ambientale ce l’hanno) dove la casa che produce l’ibrido cerca di conquistare il mercato e sta facendo progressi importanti rosicchiando terreno a chi produce SUV stimolando voto col portafoglio dei cittadini e sensibilità ambientale. Per migliorare la situazione tu suggerisci di impedire la circolazione al motore ibrido chiudendo la società. Non mi pare un gran miglioramento e piuttosto un bel regalo per le aziende che fanno i SUV. Il nostro progetto è invece far crescere la domanda dell’ibrido col voto col portafoglio e spingere ad una regolamentazione comunale che avvantaggi l’ibrido o metta fuori legge i Suv. A quel punto l’azienda dominante o esce dal mercato o inizia anche lei a fare ibridi. Chiudere la società che fa ibridi per dire a tutti seguitemi e andremo a piedi ha un unico risultato. Far venir meno la sfida al cambiamento e aumentare la quota di mercato dei Suv visto che sulla via più radicale e meno realistica nessuno degli acquirenti dell’ibrido seguirebbe.

Le sperimentazioni di cui parli sono il primo a studiarle con interesse ma pensi veramente che siano sostituti dell’investimento nel risparmio gestito? Tra l’altro Etica sgr è uno dei maggiori finanziatori di queste esperienze con il proprio fondo di garanzia di 2 milioni di euro che cresce proporzionalmente al risparmio raccolto e che moltiplica la possibilità di investire in queste realtà. E il fondo di garanzia è alimentato dalle commissioni di ingresso nei fondi dei risparmiatori che Etica sgr gira al fondo. E grazie all’aiuto di “fratelli maggiori” dalle spalle un po’ più larghe come Etica sgr che tante esperienze pionieristiche che speriamo cresceranno possono stare in piedi.

Il nostro sogno è un grande sogno. Mettere in modo il cambiamento maggiore possibile in direzione della sostenibilità ambientale e sociale. E la strada secondo noi non è quella di immaginare mondi in cui nessuno ci seguirebbe, ma stimolare chi sul campo ha trovato la sintesi meno peggiore di altri a continuare a migliorare, stimolando al contempo gli altri a raggiungerlo. In questo percorso tutti gli stimoli e i confronti come il tuo sono benvenuti.

articoli tratti da www.comune-info.net

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