ECCO COSA SI NASCONDE DIETRO AL CAFFE’ STARBUCKS

24 settembre 2018

caffè-starbucksdi Dominella Trunfio

Se avete fatto quattro ore di fila per bere un caffè di Starbucks appena sbarcato a Milano (…ma proprio non avevate niente di meglio da fare?), sappiate che probabilmente dietro la vostra bevanda, si è consumata una storia di schiavitù e violazione dei diritti umani. Stiamo parlando di lavoratori sfruttati, sottopagati, costretti a vivere tra i topi, senza acqua potabile e servizi igienici.

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Se avete fatto quattro ore di fila per bere un caffè di Starbucks appena sbarcato a Milano, sappiate che probabilmente dietro la vostra bevanda, si è consumata una storia di schiavitù e violazione dei diritti umani. Un’inchiesta giornalistica di Daniela Penha prodotta da Mongabay e Reporter Brasil denuncia che nelle piantagioni di caffè brasiliano certificate Starbucks si celano condizioni a limite della schiavitù: lavoratori sfruttati, sottopagati e costretti a vivere tra i topi, senza acqua potabile e servizi igenici.

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A prima vista la fattoria Córrego das Almas a Piumhi, nello stato rurale del Minas Gerais, sembra essere una proprietà modello. ‘Nessuno schiavo o lavoro forzato è permesso qui’, si legge in uno dei cartelli che hanno le certificazioni internazionali, tra cui quella di Starbucks. La realtà raccontata nell’inchiesta però è molto diversa. Gli investigatori hanno scoperto che i lavoratori nelle piantagioni di caffè della fattoria lavorano in condizioni disumane e vivono in alloggi di scarsa qualità. 18 persone sono state ‘salvate’ dalla schiavitù e hanno trovato il coraggio di denunciare le loro condizioni di vita.

Pipistrelli, topi, senza acqua né fognature

“C’erano un sacco di pipistrelli e topi” e ancora “Non veniamo pagati per i giorni di vacanza, né la domenica. Lavoriamo dal lunedì al sabato senza registrare le ore, durante la settimana iniziamo alle sei del mattino e ci fermiamo alle 5 del pomeriggio”, spiegano gli ex lavoratori. Secondo gli investigatori, i dipendenti vivevano in alloggi collettivi senza acqua potabile. I servizi igienico-sanitari erano così precari da mettere a rischio la salute dei lavoratori. I pipistrelli morti spesso finivano nei serbatoi e quella stessa acqua veniva usata per bere e cucinare.

La Fartura e la certificazione di sostenibilità

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La fattoria, conosciuta localmente come Fartura ha anche il sigillo UTZ, un certificato di agricoltura sostenibile dei Paesi Bassi considerato uno dei più prestigiosi nel settore del caffè e adesso sospeso dopo l’inchiesta. La fattoria detiene anche la C.A.F.E. Pratica, la certificazione di proprietà di Starbucks in collaborazione con SCS Global Services che avrebbe dovuto garantire acquisti etici e buone pratiche sul lavoro e nel rispetto dei diritti umani.

Cosa dice Starbucks

La fattoria Fartura è stata certificata dal 2016, ma l’azienda nega di aver “acquistato o ricevuto caffè da questa azienda negli ultimi anni, affermando che sta avviando un processo di indagine per rivalutare il marchio”. La fattoria Córrego das Almas a Piumhi è stata invece multata e costretta a pagare 20mila dollari per 34 violazioni accertate.

21/09/2018

da www.greenme.it

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