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DODICI STORIE DI RESISTENZA E SPERANZA PER IL 2018

27 dicembre 2018

di Ilaria Sesana

Come ogni anno, il Transnational Institute ha selezionato i risultati più significativi raggiunti nel corso dell’anno da movimenti e attivisti in tutto il mondo. Dal Messico agli Stati Uniti passando dal Mediterraneo.

 

 

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“Anche se le lotte per un mondo più giusto e in pace continuano, è importante prendersi un momento per apprezzare i risultati ottenuti nel corso dell’ultimo anno”. Per questo motivo, il Transnational Institute ha selezionato “dodici lotte di resistenza e di coraggio” per celebrare l’anno che sta per concludersi ricordando le vittorie più significative ottenute da altrettanti movimenti in tutto il mondo, dal Canada al Perù, dal Sudafrica alla Nuova Zelanda. Alcune di queste vicende hanno trovato ampio spazio sui media internazionali – ad esempio il voto con cui, lo scorso maggio, la Repubblica d’Irlanda ha legalizzato il diritto all’aborto, o la decisione della Corte Suprema indiana che ha depenalizzato i rapporti tra le persone dello stesso sesso – altre vicende, invece, sono state relegate alla cronaca locale o regionale.

Il 4 ottobre 2018 la Corte suprema indiana ha depenalizzato i rapporti tra persone dello stesso sesso.

In questa ultima categoria rientra, ad esempio, la decisione del “City Council” di Baltimora (Stati Uniti) che ha approvato all’unanimità una modifica del proprio statuto con cui ha dichiarato “inalienabile” il sistema di approvvigionamento idrico della città e ha vietato la vendita dell’acqua che, grazie a questa decisione, resterà saldamente in mani pubbliche. Sulla stessa strada si stanno muovendo i cittadini di Monterey County, in California, che hanno avviato l’acquisizione pubblica del loro sistema idrico dalla “California-American Water”, una filiale della più grande società privata per l’acqua della nazione. “Queste due comunità – sottolinea TNI – hanno dato sostenuto con forza la necessità di utilizzare l’acqua come risorsa pubblica, troppo importante per essere controllata da una società privata a scopo di lucro”.

L’accesso all’acqua potabile è stato uno dei temi al centro delle proteste promosse in questi anni dalle comunità che vivono nei pressi del lago Texcoco (qui il nostro racconto). E che hanno portato il presidente messicano Andrés López Obrador a cancellare il progetto per la costruzione di un nuovo enorme aeroporto vicino a Città del Messico. Nel 2001, l’allora presidente Vincente Fox aveva annunciato i piani per la costruzione dello scalo (costo stimato attorno ai 2,3 miliardi di dollari) suscitando le proteste delle comunità locali che avrebbero subito gravi danni a causa dell’aumento di emissioni inquinanti e per il rischio di compromettere la sottostante falda idrica (già sottoposta a grande stress a causa della siccità e dei cambiamenti climatici).

La Corte suprema del Perù ha assolto Walter Aduviri, portavoce degli indigeni Aymara in lotta contro l’apertura di una miniera.

Una vittoria simile si è registrata in Francia, dove 300 cittadini “resistenti” hanno costretto il governo ad abbandonare il piano per la costruzione di un nuovo aeroporto nell’Ovest del Paese. I terreni che avrebbero dovuto essere destinati alla costruzione delle piste d’atterraggio e delle altre infrastrutture torneranno a uso agricolo.

Buone notizie arrivano anche dal Palazzo di Vetro delle Nazioni Unite. Lo scorso novembre, l’Assemblea generale ha votato a favore dell’adozione della Dichiarazione sui diritti dei contadini e delle altre persone che lavorano in ambito agricolo (ne abbiamo parlato nel numero di dicembre ). Un risultato importante ottenuto grazie alla campagna guidata da “La via Campesina”, il più grande movimento contadino del mondo. La Dichiarazione delle Nazioni Unite mira a proteggere i diritti di tutte le popolazioni rurali, inclusi contadini, pescatori, nomadi, lavoratori agricoli e popolazioni indigene e a migliorare le condizioni di vita, nonché a rafforzare la sovranità alimentare, la lotta contro il cambiamento climatico e la conservazione della biodiversità.

Aprile 2018, il governo della Nuova Zelanda annuncia che non autorizzerà nuove concessioni per la ricerca di idrocarburi.

Una delle storie selezionate da TNI c’è spazio anche per “Mediterranea”, la nave che lo scorso ottobre ha iniziato la propria attività di ricerca e soccorso in mare. “Si tratta della prima nave civile battente bandiera italiana impegnata nel Mediterraneo dall’inizio della crisi migratoria – scrive TNI -. La nave è stata acquistata ed equipaggiata da una coalizione formata da politici, associazioni antirazziste, intellettuali e artisti, sotto la supervisione di due Ong. La sia missione non riguarda solo l’aiuto umanitario ma è una protesta contro le politiche tossiche dell’Italia, dell’Europa e degli Stati Uniti”.

24/12/2018

da www.altreconomia.it

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