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CONVERSAZIONE SU COSTITUZIONE E MONETA

14 novembre 2017

Risultati immagini per conversazione su costituzione e moneta marco moridi Fabio Conditi e Marco Mori

Un’estratto della conversazione tra Fabio Conditi* e Marco Mori* sul tema della relazione tra Costituzione e Moneta. La storia della moneta dimostra che essa è uno strumento politico e che come tale deve essere gestito democraticamente. E i nostri padri costituenti avevano già afferrato l’importanza di questo tema.

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Fabio – Ciao Marco, è un po’ di tempo che volevo con te affrontare uno scambio di idee su un tema che mi sta particolarmente a cuore, quello del rapporto tra la nostra Costituzione e la Moneta. La nostra Associazione Moneta Positiva da anni sta cercando di analizzare il sistema economico attuale per capire quali sono le cause principali della crisi e trovare soluzioni concrete e realizzabili per uscirne. Abbiamo però scoperto che c’è una relazione piuttosto stretta tra l’attuale meccanismo di creazione del denaro ed il progressivo peggioramento delle condizioni di vita sociale della maggior parte delle persone. In particolare la crisi economica è principalmente dovuta alla grande scarsità di denaro nell’economia reale, aggravata dalle scellerate politiche di austerity che hanno caratterizzato l’ultimo decennio. Sei d’accordo su questo ?

Marco – Certamente. E’ inutile perdersi in calcoli sofisticati. La moneta è uno strumento alternativo al baratto per lo scambio più efficace di beni e servizi, la sua quantità nell’economia è un fatto assolutamente decisivo e la base monetaria deve crescere al crescere degli scambi commerciali. La crisi è dovuta alla rarefazione monetaria nell’economia reale, rarefazione voluta da chi detiene i grandi capitali poiché, rendendo raro ciò che loro hanno in abbondanza (anche perché sovente hanno addirittura il potere di creare moneta dal nulla), acquisiscono una posizione politica con cui imporre le proprie scelte ai governi dei singoli Stati. Sono concetti già noti addirittura ai tempi della redazione della nostra Costituzione, che si pensava dovesse essere una barriera al perpetrarsi di tale situazione.

Marco Mori e Fabio Conditi

Marco Mori e Fabio Conditi

Fabio – Quindi, siamo d’accordo che per un funzionamento corretto dell’economia, è necessario creare la giusta quantità di denaro, ma anche verificare che questo denaro creato sia utilizzato correttamente. Se il denaro che creo, tanto per fare un esempio “non casuale”, lo utilizzo per alimentare l’industria bellica, non creo certo benessere per i cittadini. Riflettevo però su una questione che spesso viene ignorata o sottovalutata dalla maggior parte delle persone che si occupano di economia, l’importanza di analizzare chi crea il denaro, come lo crea e che utilizzo ne fa. Ne ho parlato il 4 novembre scorso alla Sala dei Gruppi Parlamentari della Camera dei Deputati, ma ovviamente sui giornali questo tema non viene minimamente trattato.

MarcoE’ il tema dei temi. Si parla sempre di soldi o meglio che non ci sono i soldi, ma nessuno si domanda quali siano le regole previste alla base della loro creazione. Le persone non si fanno alcuna domanda, come se il denaro si raccogliesse nei campi. Invece la quantità di moneta esistente in un’economia dovrebbe essere tra le più importanti questioni politiche da trattare, altro che Banche Centrali indipendenti…la propaganda poi spinge a far credere alla gente che la mancanza di moneta sia dovuta agli sprechi, come se i soldi sparissero dopo una transazione. La moneta invece circola e nelle nostre tasche ci sono euro che certamente in qualche passaggio sono stati usati per le più svariate serie di attività illecite, dalla corruzione all’evasione. Eppure noi li abbiamo in tasca e li usiamo per comprare il pane! Ovvio che però tali concetti sfuggano, se non si prende atto che la moneta non è un bene finito, ma uno strumento al servizio della società che si crea dal nulla.

Risultati immagini per moneta democraziaFabio – Molti non si rendono conto, però, di questo cambiamento epocale, la moneta oggi non è un bene finito, perchè può essere creata dal nulla, ma non è sempre stato così. Inizialmente la moneta era costituita da beni reali di consumo comune, come il grano, da cui deriva la frase “fare la grana”, o come il salgemma, da cui deriva il termine “salario”. […] La storia dell’umanità è quindi stata sempre caratterizzata dall’utilizzo di strumenti monetari molto diversi tra loro, ma che erano caratterizzati comunque o da un valore intrinseco o dalla possibilità di essere cambiati in beni aventi un loro valore intrinseco. Mentre oggi abbiamo una grande opportunità, visto che la moneta può essere creata senza limiti.

Marco – La storia della moneta dimostra che essa è uno strumento politico e che come tale deve essere gestito democraticamente. Oggi poi, superata la convertibilità aurea siamo ad un soffio dal creare una società più giusta, siamo ad un soffio da realizzare i desideri ed i sogni di Keynes, finalmente liberandoci da quella concezione di società che sembra la parodia dell’incubo di un contabile. Concezione che conviene solo a chi oggi detiene il potere e ci racconta “balle” per mantenerlo. Tra noi ed il sogno c’è “solo” il fascismo finanziario imperante, la sua forza di coercizione e la sua propaganda.

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John Maynard Keynes

Fabio – Probabilmente ha qualche interesse a farlo! Da quando Richard Nixon nel 1971 ha interrotto  la convertibilità in oro del dollaro, siamo passati improvvisamente da una moneta scarsa perché legata in qualche modo al valore dell’oro, ad una moneta fiat che può essere creata facilmente senza alcun limite, se non la volontà dell’uomo. Questo come diceva Keynes, che aveva già capito in grande anticipo questa potenzialità, avrebbe potuto liberare l’umanità dalla schiavitù monetaria, cioè dalla necessità di trovare le risorse monetarie per aumentare la ricchezza, l’unico limite al benessere di tutta la popolazione, sarebbero state le risorse umane ed ambientali che abbiamo a disposizione. Dopo quasi cinquant’anni da allora, ci ritroviamo in un mondo dove solo una piccola parte della popolazione, che possiamo chiamare aristocrazia finanziaria, si arricchisce sempre di più a scapito di tutti gli altri. Come è potuto accadere?

Marco – Amaramente mi verrebbe da dire che l’uomo non è poi così capace ad autodeterminarsi e che invece è soggetto con facilità a grandi manipolazioni, l’uomo in definitiva è facilmente circonvenibile. L’affermazione che raccontando una bugia un milione di volte essa diventi verità è dunque corretta. In fin dei conti, nonostante la nostra tecnologia, visti dall’esterno da un’ipotetica civiltà più evoluta, sicuramente sembreremo poco più che cavernicoli. Il nostro assetto socio-economico è preistorico. Chi oggi gestisce il mondo in questo modo, cooptando le masse, non è un genio o un potente, è semplicemente un caso clinico, sono soggetti affetti da gravi disturbi psicotici. Chi pensa che la società non abbia bisogno di trasformazioni radicali per sopravvivere, ha una visione d’insieme che non supera i cinque minuti.

Risultati immagini per banca d'italiaFabio – Il progressivo aumento di potere dell’aristocrazia finanziaria, soprattutto in Italia, è avvenuto dopo il 1971, quando all’interno del nostro ordinamento sono state effettuate riforme di carattere monetario, che hanno completamente modificato il meccanismo di funzionamento della creazione del denaro e soprattutto i soggetti che ne detengono il controllo. Di fatto abbiamo assistito al progressivo trasferimento del potere di creare il denaro dallo Stato alle banche private, senza che gli articoli della nostra Costituzione potessero difenderci da questa progressiva riduzione della nostra sovranità. In particolare i momenti cruciali di questo trasferimento per me sono stati il divorzio tra il Ministero del Tesoro a la Banca d’Italia, e la privatizzazione della banche pubbliche che detenevano quote di partecipazione in Bankitalia, che hanno trasformato la nostra banca centrale in un soggetto non più controllato e gestito dallo Stato italiano. Queste trasformazioni secondo me sono anticostituzionali, perché hanno reso inattuabile l’art. 47 della nostra Costituzione.

Marco – Il divorzio fu, per stessa ammissione di Andreatta dalle colonne del Sole 24 circa dieci anni dopo, una “congiura aperta” tra lui e Ciampi. Fatta senza passaggi parlamentari per impedire il dibattito e la formazione del dissenso circa la prima operazione atta a comprimere la nostra sovranità. Il divorzio fu un semplice scambio epistolare, dunque non lo definirei una vera e propria illecita cessione di sovranità.

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Beniamino Andreatta e Carlo Azeglio Ciampi

Era possibile tornare indietro, se la politica lo avesse voluto avrebbe potuto imporre in qualsiasi momento alla Banca d’Italia di tornare ad essere la prestatrice illimitata di ultima istanza indispensabile ad uno Stato. Oggi Banca d’Italia non esiste più, essendo un organismo totalmente fuori dal controllo dello Stato, ancora in questi giorni abbiamo sentito politici che ne elogiavano l’indipendenza. Cose davvero da far cadere le braccia. Se la Repubblica, proprio ai sensi del citato art. 47 Cost., deve coordinare, controllare e disciplinare il credito è evidente che non può esistere una banca centrale indipendente. Essa è per definizione il controllore e non un controllato! Questo poi è anche l’assetto istituzionale del SEBC, il sistema europeo delle banche centrali, anch’esso indipendente dalla politica, indipendente dalla democrazia, ma dipendente dai grandi poteri finanziari che lo controllano in toto.

Fabio – Un altro aspetto che pochi conoscono è la riserva obbligatoria in contanti che le banche devono depositare in Banca d’Italia per i depositi che hanno, che rappresentano la moneta elettronica che creano. […]

Marco – Io sono radicale. Per me i privati non debbono poter creare moneta. Non è un fatto economico ma politico, chi può espandere il credito ha un potere reale sulle democrazie, tale da schiacciarle o comunque condizionarle. Questo era noto ai Costituenti che infatti con l’art. 42 Cost. disciplinavano anche la fondamentale funzione sociale della proprietà, il fatto che essa non finisse accentrata nelle mani di pochi diventando un potere politico. Lo Stato dunque non solo deve avere il controllo completo della Banca Centrale, ma anche il controllo completo del credito. E poi davvero, visti gli eventi degli ultimi anni, qualcuno può ancora pensare che il controllo del credito non sia un fatto di democrazia? Quando un Ministro dichiara pubblicamente, mi riferisco ad Orlando, che il Parlamento è messo di fronte al fatto compiuto da poteri sovranazionali di natura economica, non democratici, dovrebbe essere spontaneo domandarsi come sia stato possibile arrivare a tanto. La risposta è facile, perché la Repubblica, in difformità dell’art. 47 Cost., non controlla il credito.

Risultati immagini per costituzioneFabio – E noi siamo radicali come te, le banche private non possono creare denaro dal nulla. Il problema è come riuscire a riformare il sistema monetario, ma ci arriviamo. Leggendo il tuo libro, ho scoperto che durante la scrittura della Costituzione, la discussione sul modello economico è stata piuttosto accesa ed intensa, perché i nostri padri costituenti si sono posti il problema di quale modello economico favorire e di quali norme prevedere perché si potesse realizzare. Erano consapevoli del rischio connesso ad un eccessivo potere da parte dell’economia finanziaria rispetto all’economia reale ?

Marco – Accesa nel senso di ricca di spunti. Ma fu assolutamente univoca, le voci di dissenso al modello economico poi inserito in Costituzione erano praticamente nulle. Il liberismo era considerato superato già nel 1946! Era individuato come causa scatenante della seconda guerra mondiale, la pace e la democrazia potevano mantenersi solo con uno Stato che controllasse, coordinasse e disciplinasse l’economia. Giganti come Aldo Moro, Gustavo Ghidini, Giorgio La Pira, Giuseppe Dossetti, ad esempio, hanno spiegato benissimo questi concetti nei verbali dell’Assemblea Costituente. In merito poi alla finanza la Costituzione ha fatto di più che sfavorirla rispetto all’economia reale. In realtà l’ha resa un fatto illecito, l’art. 4 Cost. è chiarissimo. Ogni cittadino ha il dovere di svolgere un’attività o una funzione che concorra al progresso materiale o spirituale della società. La speculazione è dunque bandita, ma Stati privi di sovranità non sono in grado di fermare il grande capitale internazionale perché non dispongono più di un sufficiente potere d’imperio.

Fabio – In realtà, contrariamente alle intenzioni dei nostri padri costituenti, oggi possiamo dire che l’economia finanziaria ha avuto la meglio sull’economia reale. Per dimostrarlo bastano solo due semplici dati : i mercati finanziari valgono circa 1.000.000 di mld di dollari, mentre la somma dei PIL di tutti gli Stati del mondo sono solo 75.000 mld di dollari, ma soprattutto l’1% della popolazione più ricca possiede il 50% della ricchezza che c’è al mondo, mentre il 70% della popolazione più povera deve sopravvivere con solo il 3%. Risultati immagini per ricchezza 1%La causa è da ricercare nel fatto che il meccanismo di creazione del denaro è attualmente quasi esclusivamente in mano a banche private, che sono controllate solo da una piccola parte della popolazione. Infatti attualmente noi usiamo tre tipi di moneta per i nostri scambi: le monete metalliche, le banconote e la moneta elettronica bancaria. Le monete metalliche vengono create dallo Stato, ma solo per lo 0,3% di tutta quella che usiamo, quindi è trascurabile. Le banconote sono create dalla BCE, ma prestate solo al sistema bancario, che ce le presta a sua volta creando però dal nulla anche la moneta elettronica bancaria. In questo modo la moneta che riceviamo in prestito dal sistema bancario è pari al 99,7% di tutta la moneta che usiamo e ci paghiamo continuamente interessi!

Marco – In Procura della Repubblica individuano reati in contesti molto più complessi di quello che hai appena elegantemente descritto. Eppure il profondo impatto criminale di questo sistema viene quotidianamente ignorato, l’illecito è diventato lecito per consuetudine. […]

Fabio – Quello che manca è una conoscenza approfondita dei temi monetari, […] le persone devono capire che il soggetto che crea la moneta, ha un potere enorme, perché dà valore a qualcosa che non ce l’ha, sia esso un disco di metallo, un pezzo di carta od una cifra digitata su un conto corrente elettronico. Se vogliamo possiamo anche dare un nome “costituzionale” a questo potere, chiamandolo “potere monetario”, in analogia agli altri tre poteri dello Stato, che sono i poteri esecutivo, legislativo e giudiziario. Come mai i nostri padri costituenti, così attenti alle ripercussioni economiche del loro lavoro, non hanno mai citato questo potere in Costituzione, né hanno provato a regolamentarlo ?

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Gustavo Zagrebelsky

MarcoLo hanno fatto in realtà. Intanto l’art. 1 assegna la sovranità al popolo, o meglio ne dichiara la sua appartenenza. La sovranità riguarda ogni aspetto della società ergo anche la moneta che non poteva diventare prerogativa unicamente privata. L’art. 47 Cost. poi altrettanto chiaramente assegna alla Repubblica il controllo del credito, che come detto è incompatibile con l’assenza di sovranità monetaria. Anche ex Giudici della Consulta, di quella Consulta ancora non composta in maggioranza da politici, sono chiari sul punto. Pensiamo solo a Zagrebelsky e al suo riconoscimento espresso del ruolo essenziale che ha la Zecca in uno Stato e dell’assurdità dell’idea che gli Stati possano fallire. […] Nonostante ciò comunque scrissero un capolavoro, la Costituzione del ’48 è in grado di consentirci oggi il riscatto della sovranità in ogni momento.

Fabio – Sono d’accordo e fortunatamente il popolo italiano ha dimostrato, con il NO al Referendum Costituzionale di Matteo Renzi, di essere ancora molto legato alla nostra Costituzione. Però secondo me c’è comunque un lacuna che andrebbe colmata, perché il potere monetario non è stato sufficientemente regolamentato e blindato. […] Si può anche usare una legge ordinaria, ma la moneta dovrebbe essere creata da un Organismo pubblico, democratico, trasparente e indipendente, sia dalle banche che dal Governo, in modo da evitare conflitti di interessi. […] Inoltre è necessario inserire in Costituzione norme che impediscano la creazione del denaro dal nulla da parte di soggetti privati che non siano soggetti al diritto pubblico e riportare la Banca d’Italia sotto il completo controllo dello Stato. La sua indipendenza è anticostituzionale, perché uno Stato che non esercita la propria sovranità monetaria non è uno Stato.

Risultati immagini per pareggio di bilancio 81Marco – Il contesto è quello che ti ho descritto, più che una lacuna furono impossibilitati ad essere più espliciti in quel momento. Una riforma dell’art. 47 Cost., nell’esplicitare l’appartenenza della sovranità monetaria al popolo in modo più chiaro, è comunque auspicabile e mi trovi d’accordo sul punto. Purtroppo i governi degli ultimi anni hanno fatto esattamente l’opposto, cercando di annullare la portata dell’art. 47 Cost. attraverso il crimine del pareggio in bilancio inserito nell’art. 81 Cost. Prova ad immaginare una società che nasce fin dal principio con il pareggio in bilancio, sarebbe la miseria più assoluta. Nessuno potrebbe avere risparmi perché ogni anno lo Stato obbligherebbe i cittadini a riconsegnare tutta la moneta emessa nell’economia attraverso la spesa pubblica. Appunto a proposito di preistoria… […]

QUI e QUI è possibile leggere la conversazione completa.

*Marco Mori: esperto di Costituzione Italiana e Trattati Europei – Laureato in Giurisprudenza, autore del libro “Il Tramonto della Democrazia – Analisi giuridica della genesi di una dittatura europea”.

*Fabio Conditi: Presidente dell’Associazione Moneta Positiva www.monetapositiva.blogspot.it.

6/11/2017

da www.comedonchisciotte.org

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